Come farsi scoprire con sette semplici canzoni: il disco d’esordio di Biagio

Come farsi scoprire con sette semplici canzoni: il disco d’esordio di Biagio

In occasione dell’uscita del suo disco d’esordio “Come farsi appendere con sette semplici canzoni”, abbiamo fatto qualche domanda al cantautore napoletano Biagio, che ci ha raccontato qualcosa di più su un disco che, con incredibile equilibrismo, riesce a mantenersi sospeso tra sacro e profano, serio e faceto, demenziale e ricerca autorale.

Insomma, un ottimo mix che non poteva di certo sfuggire all’attenzione delle nostre colonne, avvalorato dalla produzione di una vecchia conoscenza del nostro giornale, Stefanelli. Buona lettura!

Ciao Biagio, benvenuto su Now We Rise. Partiamo dall’inizio, ovvero da come si sviluppa il tuo rapporto con la musica: leggendo la tua bio, abbiamo capito che ha vissuto di lunghi alti e bassi…

Allora, dal punto di vista prettamente didattico ho studiato pianoforte classico per una decina di anni perchè mio padre suonava la tromba e decise per me di approcciarmi ad uno strumento musicale, poi ho imparato a suonare la chitarra da autodidatta essenzialmente per rimorchiare, infine ho imparato a suonare il djembè perchè frequentavo un gruppo di amici fricchettoni.

Dal punto di vista degli ascolti ho un motto che mi accompagna da quando ho padronanza dei miei gusti musicali: “la musica non si giudica”. Per questo motivo ascolto di tutto dal pop italiano al synthpop francese, trap italiana ed internazionale, reggaeton, reggae ed oldies che voi comuni mortali chiamate musica “trash”.

Poi, ad un certo punto, quella che potremmo chiamare la tua svolta “cantautorale”: quando hai capito di voler provare a fare musica, a cercare uno sbocco espressivo all’altezza?

La svolta cantautorale avviene con la più classica delle delusioni d’amore che non starò qui a sviscerare, per maggiori info ascolta “quattro denti”. Sta di fatto che sentii il bisogno di scrivere inizialmente per esprimere quello che avevo dentro e, credetemi, non era nulla di buono.

Nasce così il tuo primo brano, “Geeno”, o almeno, il primo pubblicato: ma è davvero il primo che hai scritto? Se così non fosse, ricordi la prima canzone che hai dato alla luce?

Il primo brano che ho scritto non è Geeno ma parla sempre di un cane: “cane morto”.

“Cane morto” è un testo struggente che racconta di un cane, ovviamente morto, trovato mentre riqualificavamo un parchetto in provincia di Napoli.

Poi è il momento di “Celovuoi”, un brano che – sin dal videoclip – mette ben in luce la natura dissacrante del tuo approccio alle cose. Quali sono le cose sacre, e quali le cose profane, per te, nella tua vita?

Sacro è il fantacalcio, le amicizie e il ragù la domenica. Profane sono le file e chiudere un drummino camminando.

Ci ha fatto molto sorridere anche “Ghei”, che in qualche modo sembra essere nata proprio in mezzo ai vicoli della tua città, Napoli. Quanto ti ha ispirato la tua terra d’appartenenza? E in cosa credi possa averti “frenato”?

Risulterò buonista ma non mi interessa. La mia città non mi ha frenato in nessun aspetto della mia vita. Mi ha aperto gli occhi sul fatto che la vita non sia semplice in ogni posto del mondo. Ogni motorino rubato, ogni cellulare scippato, ogni “rischio” corso in mezzo alla strada mi hanno fatto solo aprire gli occhi, donandomi consapevolezza e facendomi diventare la persona che sono. D’altro canto, Napoli, non mi è stata nemmeno di ispirazione. Diciamo che è solo il contesto che fa da sfondo agli eventi che mi sono capitati. Ma, ad onor del vero, sono tutte cose che potrebbero essermi capitate ovunque. Per fortuna non faccio musica impegnata, quindi, è l’attitudine ad affrontare le situazioni, non il luogo dove sono accadute che ha ispirato il mio lavoro.

Il sesso e l’amore, ad ogni modo, svolgono un ruolo importante nella scrittura del tuo album: eppure le tue sette canzoni sembrano giuste solo per farti lasciare… allora, ci viene da chiederti, qual’è il motivo per il quale Biagio scrive canzoni?

Il titolo dell’album è nato dopo in realtà, l’ho scelto per indurre curiosità nell’ascoltatore e perchè penso che racchiuda in se il tema più ricorrente del mio lavoro cioè l’abbandono e l’autoironia anche nei momenti più bui. Il motivo per cui scrivo canzoni è esorcizzare i momenti topici della mia vita, alleggerendo il tutto con qualche motivetto orecchiabile.

Laureata in linguistica all’UniBo con una passione per le arti in tutte le sue espressioni. Sempre attenta alle novità in ambito creativo. Scrivo prevalentemente di cinema, ma mi interesso di tutto ciò che è espressione artistica come la musica e il teatro

By |2022-07-14T12:49:19+02:00Luglio 2022|musica|