Stefano Cocco Cantini e Francesco Maccianti ci parlano di “Falling up”

Stefano Cocco Cantini e Francesco Maccianti ci parlano di “Falling up”

Oggi su Nowerise incontriamo due grandi nomi del Jazz italiano, Stefano Cocco Cantini e Francesco Maccianti, che hanno recentemente pubblicato il disco “Falling up” per Abeat Records. Buona lettura!

Stefano Cocco Cantini e Francesco Maccianti. Siete due artisti di indiscusso talento e dal suono estremamente personale. Partiamo dunque da qui: in che modo negli anni siete arrivati a plasmare la vostra cifra stilistica?

La passione per la musica e l’interesse per tutto ciò che la riguarda sono da sempre il nostro comune denominatore. La spinta a volerci sempre migliorare è sempre stata costante nella nostra vita artistica e a creare quella musica che avremmo volentieri ascoltato. Quindi studio e personalità sono gli elementi caratterizzanti del nostro stile.

Nei vostri rispettivi percorsi artistici, quali sono state le figure di maggior ispirazione e per quale motivo?

Per il loro peso specifico artistico e per la loro originale genialità sicuramente John  Coltrane, Wayne Shorter, Bill Evans e Thelonious Monk.

Dagli inizi ad oggi: cosa è cambiato nella vostra musica e in che modo vi siete evoluti per stare anche al passo coi tempi?

Siamo sempre stati attratti dalla musica che ci coinvolgeva emotivamente senza curarci mai del genere o dello stile  a cui apparteneva .Questo ha influito positivamente nelle nostre composizioni , almeno è questo quello che noi pensiamo e crediamo.

“Falling up” è la vostra pubblicazione più recente. Quando avete capito di voler fare questo disco e come è stata la lavorazione?

La preproduzione di questo disco è nata dalla impossibilità di suonare in pubblico che ha portato me e Stefano Cocco Cantini  a registrare in duo dei brani sia scritti da tanto tempo e in parte anche già registrati con altre formazioni  e progetti  ,  sia brani originali scritti nel periodo solitario della pandemia.

Due di questi brani, Path e Tutto il mondo che sento , li abbiamo lasciati proprio come li avevamo registrati nel mio studio dopo la pandemia.

In che modo “dialogate” all’interno di questo lavoro?

L’interplay fra gli tutti gli strumenti del nostro quartetto è la condizione fondamentale per la riuscita della nostra musica ed è parte integrante di tutte le variazioni melodico-armoniche-ritmiche che la caratterizzano  e che senza le quali  non riusciremmo a creare i momenti dinamicamente coinvolgenti per l’ascoltatore che sono la nostra caratteristica  saliente e più interessante

La copertina del disco è molto evocativa. Chi ha avuto l’idea?

Si tratta di una foto che il famoso fotografo Pino Ninfa ci ha gentilmente messo a disposizione e che ci sembrava perfetta per la nostra musica, essenziale ,profonda  ed emozionante.

C’è qualche artista in particolare con il quale vi piacerebbe collaborare in futuro?

Ce ne sono moltissimi di bravi e talentuosi musicisti e l’incontro con ognuno di essi sarebbe interessante e proficuo .

Grazie per averci dedicato il vostro prezioso tempo, vi chiediamo di concludere come meglio volete.

Grazie per la vostra attenzione alla nostra pubblicazione che speriamo sia accolta bene dal pubblico degli appassionati e dei curiosi che , come noi , non si tirano indietro all’ascolto di musica di uno stile o di un genere diverso da quello che solitamente  sentono.

 

 

By |2022-07-12T15:44:26+02:00Luglio 2022|interviste, musica|