Tra le valvole e le distorsioni riuscite degli Aida

Tra le valvole e le distorsioni riuscite degli Aida

C’è del rock nell’aria, dicono gli Aida e, in fondo, lo vogliamo dire – anzi, urlare – anche noi.

Sì, perché non capita spesso di imbattersi in qualcosa di così concreto come l’odore di polvere da sparo e tritolo che solo le valvole scaldate al punto giusto possono emanare: insomma, quell’aroma di verità che trova il suo spazio vitale tra le volute di fumo dei live-club di periferia, tra gli echi alcolici di palchi resi impraticabili dal doppio strato di gin-tonic che ne ricopre le assi mentre in fondo al bar qualche avventore si litiga l’attenzione del barista con qualcuno che, in fila, lo avrebbe superato.

Il rock’n’roll del caos, e la lezione che non esiste caos senza un ordine ben preciso, senza una regola che sappia determinare il giusto corso delle cose. Ecco perché, oggi, abbiamo voluto chiedere agli Aida quale sia la regola che domina il loro, di flusso, co-adiuvato dalla guida giusta offerta (in sede di produzione e gestione) dal Maestro Pellegrini, e poi dal neonato collettivo Rizoma.

Bentrovati su Now We Rise, Aida! Solo poche settimane pubblicavate “Papave- ri”, il vostro ultimo singolo: come mai così presto siete tornati sulle scene con “Lo sai che c’è”?

Ciaooo! È troppo tempo che abbiamo registrato questi brani, non riuscivamo più a tenerli dentro. Poi magari aiutano per andare a suonare qua e là questa estate. Non c’è una vera e propria strategia.

Il vostro ultimo brano respira un aria pop pur avendo la struttura di un brano diverso, che pare affondare le radici nel rock alternativo dei primi duemila. Ecco, ne approfittiamo allora per chiedere cosa significhi, per gli Aida, “fare pop”: qual’è la vostra personale idea di “musica leggera”?

Eh, per noi fare pop vuol dire fare il genere più bello del mondo, cambia sempre e non ci si accontenta mai.

Anche in “Papaveri”, le chitarre elettriche occupavano una posizione assoluta- mente centrale: sta ritornando il rock? C’è nell’aria, in effetti, un certo odore di “distorsione”!

Il ruock forse sta riemergendo ma c’è sempre stato, ricordiamo un sacco con piacere concertoni di artisti come zen circus e altri dove si poga, urla e suda. Ogni ricambio generazionale ha una punta di rock che riesce a farsi strada.

Come nasce il vostro ultimo brano, “Lo sai che c’è”? Raccontateci qualche aneddoto da studio…

Beh il testo di “Lo sai che c’è” è nato da un palo preso ahahaha. Poi un aneddoto è il maestro che in studio a una certa è impazzito e voleva farla reggaetton con il bastone della pioggia.

Tra l’altro, avete realizzato anche un singolare videoclip del brano: vi va di parlarcene?

Ci hanno regalato un pupazzone a forma di gorilla. Si chiama Enzo e ormai è sempre con noi a concerti e prove (vive nella nostra saletta), è il quinto Aida. Siccome il 24 è il suo compleanno abbiamo deciso di raccontare la sua festa nel video.

Salutiamoci, a questo punto, con una risma di consigli: tre artisti emergenti che vi vanno impazzire e che dobbiamo a tutti i costi scoprire anche qui, sulle nostre colonne.

Dri, Nervi e Vieri Cervelli.

By |2022-06-28T12:23:28+02:00Giugno 2022|interviste, musica|