A tu per tu con i D!PS

A tu per tu con i D!PS

In occasione dell’uscita del loro ultimo EP “Duemilaequalcosa”, abbiamo fatto qualche domanda ai D!PS. Buona lettura!

Il titolo del vostro EP “DUEMILAEQUALCOSA” rimanda a un tempo indefinito. Vuole indicare un ritorno al passato o una prospettiva futura?

In realtà entrambi. Duemilaequalcosa è l’anno in cui noi tre per la prima volta ci siamo iscritti a Facebook e Instagram, ma anche una data che deve ancora arrivare, magari il giorno in cui entreremo per la prima volta in un metaverso. Allo stesso tempo Duemilaequalcosa è oggi, è la realtà che viviamo tutti i giorni. Con questo titolo vogliamo mostrare che per quanto il mondo oggi sembri muoversi e mutare molto velocemente, in realtà molte delle dinamiche online, che abbiamo vissuto noi quando frequentavamo le medie o il liceo, continuano a esistere oggi in forme diverse, e probabilmente saranno le stesse anche fra dieci o vent’anni, quando avremo altre piattaforme e un altro contesto digitale.

L’utilizzo spasmodico dei social è causa o effetto dell’alienazione?

Che domanda difficile! Probabilmente entrambi, è un circolo vizioso. Quando per la prima volta facciamo log-in all’interno di una piattaforma, veniamo trascinati all’interno di un loop dal quale è difficile uscire, e anche quando ne usciamo, è solo una questione di tempo prima di rientrarci nuovamente. Con il passare dei mesi questi piccoli momenti di cazzeggio ci spingono gradualmente a metabolizzare le dinamiche social, e sono queste a estraniarci dalla realtà e a impedirci di vivere in un modo sano quelli che prima sembravano essere solamente piccoli momenti di cazzeggio. L’”alienazione” intesa come un processo che ci porta a cercare una corrispondenza tra il mondo social e quello reale è un effetto dell’utilizzo spasmodico delle piattaforme, ma è allo stesso tempo una condizione che ci porta a tornare su quelle piattaforme per poterci alienare ancora un po’.

Cosa ne pensate della cosiddetta FOMO? (FEAR OF MISSING OUT)? Ne avete mai sentito parlare?

Certamente, è una delle forme più note di quella che noi definiamo con il termine di nostra invenzione “social-alienazione”. Se n’è iniziato a parlare molto negli ultimi anni, probabilmente perchè in parte troviamo modo di rispecchiarcisi un po’ tutti, indica una forma d’ansia sociale caratterizzata dal desiderio di rimanere continuamente in contatto con le attività che fanno le altre persone, e dalla paura di essere esclusi da eventi, esperienze, o contesti sociali gratificanti. Nonostante sia una delle più note, non è l’unica faccia della social-alienazione, che infatti può assumere molte forme diverse. Un’altra è la “sindrome della vibrazione fantasma”, probabilmente la più particolare, che consiste in una falsa percezione che il nostro telefono stia vibrando anche quando non è così. E così anche la “Nomofobia”, cioè una forma di stress legata alla possibilità di non poter utilizzare il proprio smartphone, perchè non funzionante o scarico ad esempio. Oltre a queste forme più conosciute e studiate, c’è un mondo di altri fenomeni che vengono scoperti e approfonditi ogni giorno, come ad esempio il “doomscrolling”, cioè la tendenza a rifugiarsi nelle piattaforme social, in particolare alla ricerca di notizie negative, per la paura del mondo là fuori, dettata proprio dalle notizie negative che nonostante questo continuiamo a ricercare. Insomma, c’è un mondo di studi sugli effetti negativi che il digitale e i social media hanno sulla salute mentale, il problema è che in molti casi questi effetti negativi sono più a lungo termine, ed è per questo difficile etichettarli con dei nomi che siano in qualche modo orecchiabili e catchy, e sono questi che ci spaventano più di tutti. Non ci spaventa tanto quel piccolo attacco di panico che ti viene quando ti accorgi che hai dimenticato il cellulare a casa, ci spaventa quella forma di depressione che sviluppi lentamente nel corso degli anni e che purtroppo il contatto quotidiano con i social media non contribuisce certamente ad alleviare.

Con quali artisti emergenti italiani vi piacerebbe collaborare?

Il primo nome che ci viene in mente è Simo Veludo. Proprio qualche giorno fa l’abbiamo fatto salire sul palco con noi per fare una cover della sigla di “Willie, il Principe di Bel Air” ed è stato un momento davvero divertentissimo. In generale ci troviamo molto sulla stessa lunghezza d’onda, ci siamo incrociati per la prima volta nel 2017 quando entrambi eravamo ancora forme embrionali dei nostri progetti attuali, e siamo rimasti in contatto negli anni. Sicuramente se finissimo in studio insieme ci si divertirebbe un sacco e verrebbe fuori qualcosa di molto figo. E Simo è solo uno dei tanti progetti artistici con cui veniamo a contatto ogni giorno in questa splendida realtà che è Torino. Non sono ancora nate collaborazioni vere e proprie, ma ascoltare che cos’hanno da dire gli altri ha sempre una grossa influenza su di noi, spesso andare a un concerto è un po’ come andare a scuola, hai sempre qualcosa da imparare.

Un’altra collaborazione da sogno che sarebbe superinteressante per noi sarebbe quella con i 20025xs, una realtà che prende moltissimo dall’hyper-pop americano, un genere che amiamo moltissimo e da cui traiamo molta ispirazione. Un ultimo nome, ma non per importanza, è sicuramete Giorgieness, un’artista con due palle così, scusate il francesismo, che riesce a trasmettere la sua attitudine da antieroina sul palco così come nella vita. È una che ha sempre tanto da dire, e un’esperienza in studio con lei potrebbe darci davvero moltissimo.

A questo punto: progetti per il futuro?

Ci siamo chiusi in casa per due anni a lavorare a questo EP, ora sarebbe bello portarlo anche fuori dalle mura di casa! Nei nostri progetti futuri ci sono sicuramente tanti tanti live, ma quelli sono scontati direi, da un gruppo musicale non ti aspetti di certo una risposta diversa. Oltre ai palchi però ci piacerebbe portare queste canzoni e queste tematiche dove pensiamo possano davvero avere un impatto, cioè nelle scuole e in altre realtà educative. Crediamo davvero nel valore di un dibattito critico sui social, soprattutto con chi i social li usa più di tutti, e ci stiamo già organizzando per poter organizzare laboratori e tavole rotonde nei licei, nelle scuole medie e anche nelle elementari. Con il passare degli anni abbiamo capito che per noi tre il modo migliore per stare lontani dai social è sempre stata la musica, e sarebbe bello trasmettere questa nostra passione a tante altre persone.

 

By |2022-06-06T15:09:33+02:00Giugno 2022|interviste, musica|