Tra i “Coralli cotti a colazione” di Giorgio Consoli

Tra i “Coralli cotti a colazione” di Giorgio Consoli

Opera complessa, quella di Giorgio Consoli, che di certo ben meritava lo spazio di un’intervista sulle nostre curiosissime colonne. Buona lettura!

“Coralli Cotti a Colazione” è un’opera ricca di pathos e di suggestioni. Com’è possibile ricreare e registrare questi effetti?

Intanto ti ringrazio molto per questa definizione, perché credo che pathos, con tutto il suo portato di rischio urgente, sia una parola appropriata. È possibile mettendosi a nudo credo, applicando alla scrittura una sorta di metodo spietato di gioco e non finzione. Ho iniziato a scrivere tutto per necessità e non certo con l’intento di farne un disco, è stata poi DIGA records in primis a convincermi del potenziale da pubblicare. Io gli ho registrati in studio senza una meta prefissata ma lasciandomi trasportare dal flusso di parole che volevo in qualche modo raggiungessero un “fuori di me” anche se partivano dai miei abissi. E poi Simone Solidoro li ha magistralmente…musicati.

Ci spiegheresti il titolo di quest’opera? Hai avuto le idee chiare sin da subito?

Il titolo è una sorta di provocazione e credo riassuma meglio di tutti lo spirito dell’opera. Doveva chiamarsi la Bellezza Disarma ma poi questo titolo, che è un verso presente in uno dei brani, coralli cotti a colazione , mi è apparso come il più efficace. I coralli sono il simbolo della Bellezza di Madre Natura per eccellenza forse, ma sono cotti ormai perché in pericolo (come gran parte del pianeta) visti i disastri causati dall’uomo e sono serviti immaginariamente “a colazione” : in un grande mercimonio di sistema dove tutto compri e tutto vendi e tutto ahinoi finisci per deturpare…..

Eppure potremmo preservarli, questi coralli (anche interiori)

C’è una traccia a cui se più legato? Se sì, qual è? E perché?

Direi che tutta l’opera la sento mia in maniera viscerale, se poi devo proprio citare un brano direi AUTORITRATTO (di cui trovate sul web un videoclip secondo me bellissimo diretto da Luca Briganti) e forse…PIUME perché è dedicato a mio padre.. ma non voglio fare un torto alle altre!

Qual è stata invece la traccia più difficile da concludere nella fase creativa?

Una traccia che ha avuto diversi ripensamenti e arrangiamenti è stata GLI OPERAI, un brano che amo molto e che parla di una categoria che da predominante nella storia del secolo scorso è finita nel dimenticatoio (credo anche col tema del lavoro in generale e della lotta ad essa collegati). Con Simone Solidoro ci abbiamo messo un po’ ma alla fine sono molto soddisfatto della veste finale.  È uno dei testi che guarda al mondo fuori e anche alla mia Taranto per cui il mondo operaio resta un immaginario ancora predominante con tutto il carico di amarezze drammi e disillusioni che si porta dietro.

Quest’opera è pensata per creare immedesimazione?

Non certo di proposito ma confesso che mi emoziono moltissimo quando sento che qualcuno ci si rivede e fa propria l’opera. Noi scriviamo e agiamo credo anche perché qualcun altro possa riconoscersi. E per me è una gioia immensa ed un modo per sentirmi meno solo.

Cosa ti auguri per il futuro?

Voglio citare un mio maestro, John Lennon: Give peace a chance. Credo dica ancora tantissimo.

E poi che si creda un po’ di più nella cultura e nell’arte:  insegnare bellezza ,come diceva Peppino Impastato, potrebbe essere intanto un grande antidoto all’orrore più o meno consapevole , più o meno criminale.

A Giorgio auguro di vivere proteggendo, o almeno provandoci, i coralli e di stupirsi, amare e creare ancora. Mai troppo solo.

Laureata in linguistica all’UniBo con una passione per le arti in tutte le sue espressioni. Sempre attenta alle novità in ambito creativo. Scrivo prevalentemente di cinema, ma mi interesso di tutto ciò che è espressione artistica come la musica e il teatro

By |2022-05-31T14:36:28+02:00Maggio 2022|interviste, musica|