Eman ci racconta il suo nuovo singolo “Il matto”

Eman ci racconta il suo nuovo singolo “Il matto”

Il matto è il singolo che sancisce il ritorno di Eman, che si mette nei panni di Simone, ai margini di una società in balia del consumismo e che non riesce a dare più il giusto valore alle piccole cose. Noi lo abbiamo intervistato!

Ciao Emanuele, la frase centrale del tuo nuovo singolo è “Ormai sono le cose a posseder persone”. C’è stato un episodio in particolare che ti ha portato a scrivere questa riflessione?

Questa corsa al possesso è sfuggita di mano, abbiamo riempito un vuoto nei modi sbagliati… Cambiamo cellulare ogni 6 mesi e facciamo la fila per le scarpe della Lidl. Fotografiamo borse e orologi, deleghiamo ad un oggetto il compito di definirci: da società dello spettacolo a società della spettacolarizzazione.

Per raccontare la storia di questo matto a chi ti sei ispirato, a una persona che conosci o una che ti sei immaginato?

Spesso i miei personaggi nascono da un collage; le fonti di ispirazione sono le persone che incontro, le storie che raccontano e le loro vite, ma anche i libri: penso ad Alda Merini e a Dino Campana…

Dalla Calabria ti sei trasferito a Milano e hai raccontato il senso di disorientamento in un pezzo del precedente disco, ti sei ambientato nel centro della musica italiana?

L’uomo si adatta a tutto, ad alcuni ci vuole un po’ più tempo, alcuni non si adattano mai… L’ultimo credo sia il mio caso. Ma non è un problema, questo senso di scomodità a volte credo che sia davvero utile: ti aiuta ad immaginare, mi rende insofferente e spesso si traduce in un bisogno artistico. Non ne faccio un dramma: il dramma si ha quando non si ha voglia di tornare nel luogo da dove si è partiti o quando non si può restare nel luogo dove si è arrivati.

Quanto ha inciso il covid nella pausa che hai dato alla tua musica dopo l’ultimo disco pubblicato nel 2019?

Tanto, troppo, e tanto più sugli addetti ai lavori che su di me: è cambiato completamente il modo di intendere i progetti: tutto si sta racchiudono in un atteggiamento “One Shot”. Non mi piace. La bellezza ha bisogno di tempo e l’arte è bellezza, ma tant’è… Nel mio caso hanno inciso anche dinamiche che poco hanno a che fare con l’arte ma fanno parte del “lavoro”, i contratti sono lì a ricordarti che sei merce…

Se aggiungiamo la considerazione che lo Stato ha – una volta per tutte – dimostrato di avere verso alcune categorie, credo che possiamo parlare di Annus Horribilis per la Musica.

Tre artisti emergenti che ci consigli e perché?

Il concetto di emergente è veramente complicato: ci sono giovani senza nemmeno un disco che hanno milioni di streams e sono già molto conosciuti per i loro singoli… Ci sono musicisti in giro da 20 anni che meriterebbero tanto di più ma che non credo si possano chiamare emergenti, anche qualora “sfondassero”…

Fatta premessa, ti dico davvero i primi tre nomi che mi vengono in mente, con la motivazione: “mi piacciono”:

Rhove

Tutti Fenomeni

Pollio

 

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By |2022-05-26T18:08:26+02:00Maggio 2022|interviste, musica|