A cavallo delle maree aspettando una luna nuova con Carla Grimaldi

A cavallo delle maree aspettando una luna nuova con Carla Grimaldi

Di Carla Grimaldi abbiamo già avuto modo in passato di parlare: ci stupì, appena arrivata in redazione, la sua proposta certamente diversa rispetto allo standard musicale che siamo ormai (tristemente) abituati a digerire: “Nebula”, il primo capitolo della saga Grimaldi (poi capirete, leggendo l’intervista…) ci aveva fatto volare tra lembi nebulosi e atmosfere iridate, in un viaggio strumentale che, sotto la guida del violino di Carla, ci ha condotto a scoprire linguaggi e modi di fare musica mescolando la potenza musicale dello strumento solista alla potenza melodica della canzone “pop”.

A cantare, ovviamente, è sempre il violino di Carla anche in “The Moon and The Tide”, secondo brano estratto dal disco che verrà, prodotto anch’esso da Blindur (cantautore di cui la Grimaldi è musicista, sin dagli albori del progetto) e utile a spostare la tensione “narrativa” verso il nostro pianeta, dopo aver esplorato il cielo. Ovviamente, non potevamo perdere l’occasione di fare quattro chiacchiere a tu per tu con l’artista: ecco quel che ne è venuto fuori!

Ciao Carla, bentrovata su Now We Rise! Abbiamo avuto modo, a gennaio scorso, di parlare del tuo primo singolo, “Nebula”. Ecco, ti va di raccontarci cosa sta succedendo al progetto? Sbagliamo, o il tuo sguardo sta riversandosi più “sulla Terra”?

Non sbagliate assolutamente! Il viaggio iniziato con Nebula, nelle culle da cui nascono le stelle, ha previsto una tappa sulla Luna, per contemplare la bellezza del nostro unico satellite naturale, che tanto è legato alla Terra e agli oceani. La prossima tappa sarà il nostro pianeta di cui, tramite i prossimi brani, voglio celebrare e raccontare la bellezza, ma anche lo stato disastroso in cui versa a causa dell’inquinamento.

“Nebula” aveva già lasciato intuire l’intromissione dell’elettronica tra le trame acustiche degli archi; oggi, “The Moon and the Tide” conferma questa sensazione forse amplificandola. Insomma, la contaminazione tra i linguaggi sembra davvero essere il nucleo portante della tua ricerca estetica. E’ così?

Assolutamente sì! Ed è una cosa che mi ha sempre affascinata. Sono infatti una grandissima fan dei mùm e di Björk, e da sempre mi piace mescolare il suono di strumenti acustici, come il violino, con l’elettronica o strumenti giocattolo. Inoltre, trovo davvero bello avere la possibilità di riprodurre in un qualche modo i suoni e le suggestioni della natura in musica avvalendomi dell’elettronica, e in questo ad esempio “Homogenic” di Björk è per me fonte di grandissima ispirazione.

Beh, non potevamo cercare occasione migliore per parlare un po’ più approfonditamente di come (e con chi) hai lavorato in studio!

Per la produzione del brano ho lavorato con Massimo De Vita, meglio noto nel panorama indie come Blindur. A Massimo ho sottoposto l’idea embrionale del brano, ed è stato molto bello lavorare con lui perchè ha dato un carattere al pezzo che io non immaginavo potesse avere! Inizialmente infatti, il brano era più lento ed etereo, ma Massimo ha percepito un carattere potenzialmente più pop e io mi sono affidata alla sua intuizione, e sono molto felice di averlo fatto! Per quanto riguarda i sound engineers coinvolti, le registrazioni sono state seguite da Luca Stefanelli (Stefanelli, Blindur), i mix da Paolo Alberta (Ligabue, Negrita e altri) e il mastering da Birgir Jón Birgisson direttamente dall’ Islanda (Sigur rós, Björk e altri).

Tra l’altro, il master di entrambi i brani è stato portato a termine da un nome di spicco del settore, a livello europeo… come nasce il vostro rapporto?

Ho conosciuto Birgir Jón Birgirsson svariati anni fa, a seguito di diversi viaggi fatti in Islanda, isola di cui sono profondamente innamorata. Negli anni, si è instaurato un bellissimo rapporto lavorativo, tant’è che Birgir ha masterizzato i lavori di Blindur, e abbiamo lavorato in studio con lui, proprio nel Sundlaugin studio dei Sigur rós (un sogno ad occhi aperti). La scelta di lavorare con lui deriva da una grandissima stima che nutro nei suoi confronti, in quanto riesce a dare un contributo artistico di un certo peso ogni volta che lavora ai miei brani, interpretandoli in modo unico.

La luna, le maree, gli equilibri che cambiano e le cose che si trasformano. Com’è Carla Grimaldi, nella vita di tutti i giorni? Anche tu ami “cambiare” oppure sei una persona che teme i cambiamenti?

In passato adoravo i cambiamenti, crescendo ho iniziato un pò a temerli, ma ad essere sincera, ultimamente sto riflettendo molto su questa questione. La natura ci insegna che cambiare è all’ordine del giorno: un qualsiasi paesaggio non sarà mai statico, ma sempre verrà modellato e si trasformerà. E allora, perchè temere il cambiamento, se la sua essenza è intrinseca ed imprescindibile nelle nostre vite e nell’evoluzione della Terra e dell’ Universo?

E ora? Cosa dobbiamo aspettarci dal proseguo del tuo progetto?

Vi posso svelare che prossimamente ci sarà una collaborazione oltreoceano, con un famoso giornalista americano e uno dei più importanti filosofi del ‘900… in più, sto lavorando a nuovi brani.

By |2022-05-11T17:22:40+02:00Maggio 2022|musica, recensioni|