Conosciamo i “Demoni” de La belle epoque

Conosciamo i “Demoni” de La belle epoque

È una commistione di generi e di passioni il nuovo album de La belle epoque, un disco questo in cui è stato necessario far convivere i “Demoni” che vivono dentro di noi e che non sempre sono dannosi, anzi, molto spesso, conducono a qualcosa di meraviglioso come l’arte e la musica. Noi abbiamo ascoltato “Demoni”, pubblicato il 18 novembre in maniera del tutto autoprodotto, motivo per cui abbiamo deciso di intervistare La belle epoque per farcelo raccontare meglio!

Ciao ragazzi benvenuti su Nowerise! Finalmente il 18 novembre 2021 pubblicate il vostro album “Demoni” dopo un lungo periodo di attesa dovuto alla pandemia. Che effetto vi fa aver pubblicato un lavoro completato ormai due anni fa? Vi ci riconoscete ancora?

Ciao e grazie Nowerise, è un piacere! La pandemia ha sconvolto completamente i piani di tutti e per “Demoni” non è stato diverso. È stata dura interrompere bruscamente tutto e rimanere spettatori per diverso tempo alla ricerca del momento migliore per la pubblicazione. Una soluzione logica e sicura non esisteva, pertanto arrivati ad un certo punto ci siamo lanciati dando più che altro retta ai sentimenti proprio nei confronti del disco. Certo ci riconosciamo ancora moltissimo nei pezzi, abbiamo dedicato tanto tempo alla scrittura ed agli arrangiamenti, ma è stato interessante vedere come con il passare dei giorni e l’evolversi della situazione i brani abbiano acquisito una nuova veste, nuovi significati e sfaccettature quanto mai attuali che tutto sommato ci fanno credere di aver fatto una scelta tempistica giusta.

 Vi chiediamo quindi di raccontarci qualcosa in più a proposito dell’album “Demoni”!

Abbiamo concepito “Demoni” con l’idea di tracciare una linea di confine piuttosto netta rispetto al disco precedente (“Il Mare di Dirac”). Senza discostarci troppo dalle sonorità che abbiamo fatto nostre con il passare del tempo, ci siamo dedicati molto agli arrangiamenti, alle melodie, alla scelta dei suoni ed abbiamo ottenuto un disco molto intimo e riflessivo. Questo anche grazie al contributo di Davide Lasala ed Andrea Fognini dell’EDAC Studio dove il disco è stato realizzato. Sicuramente meno impulsivo ed immediato del precedente, ma a nostro avviso molto intenso. Sono dieci tracce variegate, in cui cerchiamo di far convivere slanci elettrici ed armonie orchestrali nel migliore dei modi.

State già lavorando o sperimentando qualcosa di nuovo o di diverso?

In questo momento stiamo lavorando ad una versione alternativa dell’album con degli arrangiamenti completamente in chiave acustica. È una cosa che abbiamo fatto spesso anche in passato e ci diverte molto. Abbiamo anche collaborato con una compagnia teatrale locale musicando completamente dal vivo uno spettacolo inedito. Ci sono svariate idee nel cassetto e materiale nuovo che ci metterà sicuramente alla prova nei prossimi mesi!

 Ci sono degli artisti ai quali vi ispirate per la creazione dei vostri brani?

È molto difficile fare nomi in quanto abbiamo gusti musicali molto differenti l’uno dall’altro. Certo siamo tutti legati alle produzioni alternative rock anni 90 (italiane e straniere), ma spaziamo davvero tra una moltitudine di generi che vanno dal cantautorato italiano di Lucio Dalla, Ivan Graziani ai classici intramontabili come Bowie, i Beatles, sino all’alternative rock contemporaneo dei The War On Drugs o degli Strokes ad esempio.

Cosa vi ha lasciato la scrittura e la pubblicazione del vostro ultimo album?

Ci ha fatto capire di essere cresciuti. Non solo anagraficamente (purtroppo!), ma soprattutto in termini di scrittura, composizione e contenuti. Cresciuti come visione delle cose e del mondo che ci circonda. Ma è una cosa molto concreta quella che è rimasta più di tutte: la voglia di suonare e di fare concerti. In questo immenso disastro per la musica (e lo spettacolo in genere) degli ultimi anni le possibilità sono davvero poche e la voglia di sfruttarle al massimo è enorme.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da La Belle Epoque (@labelleepoqueband)

Sono nato a Cesena, nel cuore della Romagna, e da sempre mi occupo di musica.

Nel 2017 ho esordito col mio primo album “Don’t Try”, che ho presentato in tour in Italia e Portogallo, inaugurando un progetto musicale solista indie-folk; su un altro fronte, mi dedico da alcuni anni alla realizzazione di colonne sonore per corti e spettacoli di teatro.

Sono laureato in musicologia al Dams di Bologna, e qui ho recentemente iniziato una collaborazione con Radio Città Fujiko, emittente storica del capoluogo.

Ho fondato il sito Now We Rise con l’intento di dare spazio agli artisti emergenti e promuovere la scena culturale e musicale contemporanea.

By |2022-02-08T16:42:28+01:00Febbraio 2022|interviste, musica|