Facciamo un salto in Africa con Moscardi

Facciamo un salto in Africa con Moscardi

Faccio un salto in Africa” è il nuovo singolo di Moscardi, fuori il 25 novembre per iSugo Records,  una provocazione alla società occidentale, ma anche un tributo a quelle sonorità provenienti dal mondo della world music che non è facile ritrovare nelle uscite di oggi. Un brano che ci ha colpito ma allo stesso tempo fatto riflettere…e perchè no, anche ballare! Intanto abbiamo intervistato l’artista in questo spazio dedicato a lui!

Ciao Moscardi, benvenuto! Come domanda di riscaldamento ti chiediamo di presentarti al pubblico di Nowerise che ancora non ha avuto il piacere di conoscerti!

Ciao e grazie!

Tentando di riassumermi in poche righe, direi che sono un ragazzo di 27 anni che, mentre cerca di capire cosa ne sarà della propria vita, scrive canzoni e si interessa di tante (forse troppe!) cose, a partire dall’attualità e dalla politica, fino ad arrivare al rapporto più intimo con sé stesso e con i propri dubbi/nodi da sciogliere.

Il 25 novembre ti catapulti in un altro continente con “Faccio un salto in Africa”: ti va di raccontarcela?

Questa canzone non è altro che una critica all’uomo moderno, specialmente quello occidentale, spesso abituato a visitare Paesi come l’Africa solo per ripulirsi la coscienza o, nel peggiore dei casi, per un tornaconto personale.

La chiave che ho voluto usare è quella dell’ironia, perché ammiro da sempre chi riesce a trattare temi complessi con semplicità e chi sa affrontare argomenti pesanti con la giusta dose di leggerezza.

Nella canzone dici che faresti un salto in Africa, ma non ci vivresti…dove preferiresti essere in questo momento della tua vita?

Quella frase è chiaramente una provocazione. Per quanto mi riguarda, non voglio di certo risultare ipocrita e mi sento fortunato ad essere dove sono. Ma lascio sempre la porta aperta e la valigia pronta, perché non si smette mai di viaggiare e di conoscere/si.

Il tuo ultimo singolo è letteralmente un tripudio di colori e di suoni che ricordano l’estate: a chi ti sei ispirato per raggiungere questo effetto?

Se parliamo di suoni e colori la persona che devo ringraziare è sicuramente Pierfrancesco Speziale (a.k.a Labbè), è lui che mi aiuta e mi guida nel trovare il vestito più adatto alle mie canzoni.

Non c’è un’unica fonte di ispirazione alla base di questo brano, ma sicuramente le ritmiche tribali e le percussioni africane sono state il punto cardine attorno al quale abbiamo cercato di costruire il resto dell’arrangiamento.

Qual è il messaggio che speri passi con questo singolo?

Non amo giudicare le scelte o i comportamenti altrui.

Questa canzone è solo un piccolo faro puntato su una tematica che mi sta a cuore, quella della solidarietà, una parola molto abusata negli ultimi anni e allo stesso tempo gradualmente svuotata di significato.

Ognuno di noi è molto concentrato sulla propria vita/carriera e questo in parte va bene perché ci spinge a migliorare noi stessi.  D’altro canto, però, credo che dare uno sguardo (e una mano) anche a chi ci sta affianco possa col tempo restituirci il vero senso del nostro percorso.

 

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By |2021-12-03T13:04:26+01:00Dicembre 2021|interviste, musica|