Tra mitologia e invettiva: a tu per tu con Pierre

Tra mitologia e invettiva: a tu per tu con Pierre

Pierre è un artista che sembra ben deciso a non cedere ad un determinato tipo di compromessi, per farsi spazio sulla scena con identità, cultura e una certa dose di giusta rabbia.

Questo, almeno, sembra dire il suo nuovo singolo “Atena”, una caustica invettiva che sa di confessione e di urlo a denti (più o meno) stretti. Abbiamo deciso di fare qualche chiacchiera con l’artista per saperne di più sul suo percorso e sulla sua visione delle cose: il risultato, è questa intervista da maneggiare con cura.

Benvenuto su Now We Rise, Pierre. Facciamo un gioco: prova a descriverti in tre aggettivi, e aggiungine uno che proprio non ti appartiene.

Ciao ragazzi di Now We Rise. Direi illuminato, brillante, umile. Non mi ritengo arrogante.

Senti, momento nostalgia: qual’è stato il momento più imbarazzante che hai vissuto sul palco?

Quando durante un live, completamente ubriaco, ho dimenticato le parole di una canzone e ho improvvisato dicendo cose senza senso e fuori tempo. Giustamente mi hanno fischiato in tanti.

E invece, hai vissuto un momento in cui ti sei detto “mollo tutto”?

Almeno una volta al giorno, tutti i giorni.

Parliamo di musica, quella vera. “Atene”, il tuo ultimo singolo, è un concentrato di amore, rabbia e tanta voglia di continuare ad andare avanti, anche mentre diluvia fitto. Ricordi il momento in cui hai scritto il brano?

Sì, è stato poco dopo l’uscita dell’album SMOG a dicembre 2020. Avevo molto risentimento per il fatto che l’album non ricevette la giusta risonanza nonostante fosse considerato da tutti quelli che lo ascoltavano un lavoro molto valido. Mi sentivo nervoso e demotivato nonostante io e Player One eravamo comunque molto soddisfatti di noi stessi e del nostro lavoro.

Nello stesso periodo stavo leggendo un libro sui miti greci che invece ti danno un’altra prospettiva delle difficoltà nella vita, come se tutto andasse sempre nel modo in cui è giusto che vada perché il fato o gli dei hanno deciso che così dev’essere. Al tempo stesso, sempre per i greci, noi esseri umani abbiamo la possibilità di agire sul nostro destino modificando il volere degli dei e alla fine i sacrifici e l’audacia vengono sempre ripagati dal karma, in questa vita o nell’altra.

Raccontaci anche un po’ del tuo videoclip, uscito giusto in questi giorni.

Dopo aver registrato il brano volevo farci un video ma eravamo in piena zona rossa ed era difficile fare qualcosa di complesso, così ho pensato che avremmo dovuto girare all’aperto o in casa e senza altre comparse. Poi ho pensato che la canzone parla di croci, chiodi, miti, madonne e signori. La chiesa era un luogo accessibile e bastava chiedere permesso al Vaticano, così ho scritto al papa, ma non mi ha risposto. Allora ho chiesto durattemente al sacrestano, collega del papa, che ci ha concesso la possibilità di filmare in assoluto silenzio, rispettando il distanziamento sociale e soltanto durante l’ora di chiusura al pubblico. Così, in un giorno, avevamo il materiale sacro che ci serviva.

Dacci un trio di album che salveresti dall’apocalisse!

Salverei “The Eminem Show”, “Circles” di di Mac Miller e “Persona” di Marracash.

E ora? Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro di Pierre?

La prossima uscita è il singolo “Fiori del Male”, che segue lo stesso filone di gioia e allegria di “Atene”. Per tutto il resto chiedete all’oracolo.

Manuel Apice

Manuel Apice è la somma delle sue domande senza risposta; ci convive bene tranne quando dimentica il suo nome. È laureato in Discipline della Musica e del Teatro all’Università di Bologna, fa il cantautore ed è il vincitore del Premio Fabrizio De André 2018. È sopratutto però un inguaribile narciso, con evidenti problemi di gestione nel controllare l’autoreferenziale abitudine a parlare di sé in terza persona.

By |2021-11-11T17:48:59+01:00Novembre 2021|interviste, musica|