Intervista irriverente alla Croce Atroce

Intervista irriverente alla Croce Atroce

Esce venerdì 19 marzo Alda Merinos”, primo album della Croce Atroce, anima del Toilet di Milano e drag fuori dagli schemi. Noi l’abbiamo intervistata con domande al di fuori di ogni immaginazione!

 

Ciao Simone, benvenuto! Croce atroce è l’anima del Toilet di Milano ma anche una drag fuori dalle righe, come diventa invece una cantante irriverente?

Ciao a voi e grazie per questo spazio! Ah, sono una cantante? Non me n’ero accorta (ride ndr)! Comunque, tutto è nato per scherzo a Capodanno 2020, quando io, Erik Deep e LoZelmo, la mia famiglia stretta Toilet (perché poi c’è quella allargata composta da tutto lo staff), ci siamo dette ubriache: e se facessimo musica?

Io ho iniziato a scrivere testi, LoZelmo le melodie, Erik ha collezionato soluzioni di arrangiamenti che lo esaltassero e, una volta uniti tutti gli ingredienti, ecco che è nato “Alda Merinos”. Irriverente sempre, perché sono proprio io così, io inteso come Simone che veste i panni della Croce: da questo punto di vista non mi serve proprio fingere!

Oltre alla tua voce c’è anche la presenza di qualcun altro che ti fa da spalla per quanto riguarda l’aspetto della produzione musicale?

Sì, sì certo. Erik Deep e LoZelmo, i DJ del Toilet Club di Milano: loro sono i veri professionisti della musica! Io sono sempre stata una consumatrice onesta, devo dirlo. Ho sempre ascoltato tanto e di tutto, un po’ di cultura musicale ce l’ho, ovviamente non paragonabile a quella che hanno loro. In questa partita mi sono limitata alle parole e a suggerire dei mood musicali, poi loro hanno fatto il resto. Ovviamente sono felicissima del risultato: non avevo alcun dubbio sul loro lavoro.

Nonostante immagino sia difficile da poter dire, ma c’è qualcuno (musicalmente e non) a cui ti ispiri?

Allora, ho dei riferimenti precisi e li citerò senza minimamente pensare di essere paragonata a loro. Sono riferimenti troppo alti, io non sono nessuno. Parlo di Peaches, Caparezza, i The Magicake, Giuni Russo, Zucchero, poi c’è la dance anni 90 con i suoi produttori e vocalist di punta. Più che alla musica, sono dei riferimenti legati ai testi delle loro canzoni. Mi piace quando si dicono cose importanti usando parole semplici ma giuste, mi piacciono i giochi di parole, rime, assonanze e consonanze, mi piace la libertà nel poter distorcere le parole, mi piacciono i modi di dire e i suoni di lettere composte. Insomma, ho capito che scrivendo ci si può divertire davvero tanto.

Ma andiamo ad “Alda Merinos” il tuo ultimo album: in che modo il tuo nuovo progetto riesce ad essere un anello di congiunzione tra musica e parole?

Non lo so, o meglio, provo a rispondere. Nella mia testa, mentre ci stavamo lavorando, il titolo doveva essere “Audiolibro”, proprio perché non è che scrivo melodie, o su melodie, e nemmeno le canto. Poi il titolo vero è arrivato prestissimo. Ancora poi: quanta musica che ascoltiamo “non è cantata”? Pertanto, ho pensato che allora, anche le mie potevano essere chiamate canzoni. Quindi, per rispondervi, da testi scritti per non essere “cantati” a canzoni “parlate” per essere “cantate”. Come succede a tante canzoni parlate che ascoltiamo quotidianamente.

Affermi di aver sentito l’urgenza di fare musica, in quale circostanza è nata?

Per la precisione a Capodanno, però diciamo che, in senso allargato, la circostanza generale è stata la pandemia. Questo covid ci ha allontanato dal Toilet Club, dal nostro sabato sera a Milano, dal dancefloor, dai DJ set, dalle sbronze ma, soprattutto, dalla musica ad alto volume. Quindi abbiamo pensato che sarebbe stata una buona idea produrla. Abbiamo in mente canzoni da far poi reinterpretare da altri nostri amici DJs, per poi ballarle quando riapriremo. Tutto torna.

Lasciaci promettendoci che ci vedremo presto dal vivo!

Volentieri! Quando potremo farlo. Nei miei sogni c’è un’idea precisa di come tradurre il disco in live, poi vedremo se ce lo potremo permettere. Prima però vorrei allenarmi ancora un po’. Innanzitutto, serve più materiale, servono più parole e canzoni. Poi bisogna preparare la performance, perché insomma, stiamo parlando di mondo drag, la messa in scena è abbastanza importante. In ultimo servono i contesti giusti, credo sia davvero indispensabile la fine della pandemia, perché mi manca il pubblico ammassato in cui buttarmici in mezzo. Prima o poi ci arriveremo, basta portare ancora un po’ di pazienza.

 

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By |2021-05-10T15:31:23+02:00Maggio 2021|interviste, musica|