(Non) annoiarsi a tu per tu con Avarello

(Non) annoiarsi a tu per tu con Avarello

Avarello non è un nome nuovo, da queste parti: fiumi di parole e di musica sono già stati impiegati per dischiudere al nostro pubblico di lettori l’estrema versatilità di un progetto ricco di sfaccettature, nel contrasto riuscito di un disco d’esordio che ha mostrato come, in Avarello, luce e punti d’ombra riescano a convivere senza soluzione di continuità.

Il progetto scuola Revubs Dischi, l’avrete certo capito, è uno di quelli che NWR ha imparato ad apprezzare nel tempo, rafforzandosi sempre più ad ogni uscita la sensazione di poter essere i primi ad urlare “Eureka!” quando Peppe riuscirà – e ce la farà, o almeno, così gli auguriamo – a raggiungere le platee che merita.

Per questo, e sempre nell’ottica di tutelare la pole position della nostra webzine su tutte le altre, ci siamo voluti aggiudicare questo simposio/intervista sul senso delle piccole cose con il cantautore siciliano. Siete pronti ad annoiarvi mentre balliamo con lui?

Avarello, benvenuto su NowWeRise. Tre cose che questo disco ti ha insegnato a non fare.

Benissimo, speravo vivamente che qualcuno mi facesse questa domanda. Una delle cose che ho imparato e ne vale per tre (oddio, “imparato” è un parolone, mettiamo che mi ci sono avvicinato), è quella di guardare tutto ciò che mi accade con la stessa leggerezza d’animo di quando guardi quelle robe drammatiche su Netflix. Intendi?

Ti sei presentato al pubblico con due singoli che già facevano capire molto di te. “Preferirei rallentare” sembra un vero e proprio manifesto del tuo pensiero, e non a caso chiude la tracklist. “Universo personale”, invece, sembra aprire il disco sottovoce, con discrezione, ma urlando una disperazione propositiva che nelle tracce successive esplode con vigore. Insomma, secondo te “Mentre ballo mi annoio” è più un disco di singoli mondi o un mondo unico, raccontato in più modi?

È decisamente un mondo unico raccontato in più modi, cerco di prendere diversi piccoli aspetti.

Quanto è durata la gestazione dell’album? Qual’è stato il momento più difficile?

E’ durato un bel po’, è stato parecchio pensato, il momento più difficile è stato quando ho realizzato di essere nel bel mezzo di una maledetta pandemia globale.

In diversi brani (“Sfumare” è forse uno dei più evocativi, in questo senso) racconti e fotografi cartoline che sembrano provenire da luoghi diversi, pur riportando in qualche modo al mare, e posti che ricordano spesso la tua Sicilia. Quanto pensi che la tua terra abbia influenzato il modo di pensare la vita?

La Sicilia e la mentalità siciliana mi hanno influenzato parecchio, probabilmente sono la causa di certi miei turbamenti; parlo spesso di fantasmi e tra questi molti sono nati proprio dalla mia terra, fin da piccoli ci hanno riempito la testa di merda. Non voglio addentrarmi troppo sull’argomento, queste righe sono troppo poche e potrei essere frainteso, perché come ogni cosa, se sono quel che sono è anche grazie a questo, e riconosco in me tanti altri aspetti che amo profondamente.

In “Sconosciuti al bar”, invece, sembra profilarsi un incontro fugace – alla “Le Passanti” – che fa sorgere spontanea la domanda: Avarello crede o no nel colpo di fulmine?

Sì, ci sta. Colpo di fulmine. Non saprei, ci sono volte che il mio lato romantico si fa sentire di più facendomi sciogliere letteralmente, il più delle volte in preda ai deliri dell’alcol (ride, ndr). Mi piace starmene lì a fantasticare sulle passanti appunto, come ho fatto in sconosciuti al bar e dare la colpa alle distrazioni mondane o situazioni che non  permettono di dare spazio al famoso colpo di fulmine senza lasciarci andare tenendo i muscoli rigidi. Ma magari alla fine è solo perché ho semplicemente preferito innamorarmi dell’idea che ho di un ipotetico incontro e la triste verità è che la realtà è una merda: quella ragazza l’ho poi conosciuta, ma ho comunque deciso di eliminare il suo ricordo mantenendo quello poetico dove ancora non sapevo assolutamente nulla.

Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Anche l’amore? O invece, per l’amore, vige un principio di autodistruzione che in qualche modo elimina ogni possibile e totale “guarigione” dal nostro passato?

Il passato sta là, col tempo lo gestisci, ogni tanto bussa dall’armadio dei ricordi e boh, tutto qua. Volevo esprimere quella sensazione di frantumazione incontrollata  di un sentimento che come un infezione dilaga e disagia le giornate, aspettando ovviamente che guarisca in qualche modo.Adesso non so se sia il caso di citare le leggi fisiche della conversione della massa ma posso pensarci e magari esce un bel saggio.

E Avarello, invece? Quanto si sente guarito, dopo questo disco? E se davvero di guarigione si può parlare, da che cosa?

Mettere per iscritto i propri pensieri, come in un diario personale, è un gesto che ha del potere curativo, è uno sfogo. Ma la vita è una continua lotta, quindi una volta lenito un dolore ecco che se ne ripresenta un altro che ti avvolge dolcemente tra le sue braccia. Tocca scrivere un altro disco.

Il tuo album, ne siamo sicuri, lascerà un segno. Tu, invece, lasciaci lasciandoci i titoli dei tre dischi italiani emergenti più belli che hai scoperto nell’ultimo anno.

Son contento. Ho ascoltato veramente pochi ragazzi emergenti, non mi viene in mente nessun disco in particolare. L’unico che posso citare è 2021 di Adelasia, che ho ascoltato e apprezzato molto.

By |2021-03-12T21:12:34+01:00Marzo 2021|interviste, musica|