Saghe che non vogliono esserlo: Evil Dead

Saghe che non vogliono esserlo: Evil Dead

Cinema chiusi. Nessuna nuova uscita all’orizzonte. Tante serate da passare sul divano di casa. È il momento giusto per scoprire (o riscoprire) qualche vecchio film che magari vi era sfuggito nella rubrica RecuperHOME.

Saghe non saghe

Come nelle migliori storie “dietro le quinte”, all’origine di tutto c’è un cortometraggio.

“Within The Woods” viene girato nel 1978 dai tre amici Sam Raimi, Rob Tapert e Bruce Campbell. Il primo avrebbe poi curato la regia della trilogia di Spider-Man con Tobey Maguire, il secondo avrebbe prodotto per la televisione Hercules, Xena e Spartacus e il terzo… beh, avrebbe interpretato l’iconico protagonista della saga di Evil Dead in una marea di prodotti audiovisivi a venire. Ma le umili origini del trio sono tutte in quel corto girato in un economico 8mm per convincere qualche produttore a finanziare il loro film.

Le cose sono andate nel migliore dei modi: l’unione di due dei loro generi preferiti (l’horror splatter e la commedia slapstick) ha decretato il successo di una delle saghe più folli, geniali, incoerenti e sconclusionate della storia del cinema.

Una saga che fa di tutto per non essere una saga.

La casa

Prendendo spunto dal corto “Within The Woods”, il primo film della serie segue cinque amici che si recano in una casetta nel bosco per trascorrere un weekend in compagnia. Tuttavia tra quelle mura scopriranno un registratore che riproduce l’evocazione di un antico demone. Il fine settimana si trasforma quindi in una sanguinosa lotta alla sopravvivenza mentre l’entità prende il possesso di tutto ciò che incontra sulla sua strada.

È il 1981, ed il film viene girato nei weekend lungo l’arco di diciotto mesi, diciotto mesi durante i quali la sgangherata produzione (a cui parteciparono anche i fratelli Coen, coinquilini di un allora ventenne Sam Raimi) fa abbondante uso di trucchi prostetici, effetti speciali a bassissimo costo e il caratteristico utilizzo della steadycam in frenetici piani sequenza che poi sarebbe diventato il marchio di fabbrica del regista. Raimi mostra per la prima volta ciò che è in grado di fare, imponendo agli spettatori il suo stile con genuina arroganza e voglia di mettersi alla prova. Il risultato è un energico horror dove si intravedono anche i primi segnali della vena comica che sarebbe emersa maggiormente in futuro.

La casa 2

È nel 1987 che le cose si fanno interessanti, quando esce il seguito di quel primo, microscopico horror che però avrebbe riscosso nel tempo lo status di cult. La casa 2, però, ha tutte le caratteristiche per considerarsi un reboot del precedente capitolo, riproponendo senza vergogna intere sequenza e svolte narrative de “La casa”. Il tutto ignorando completamente gli eventi accaduti in precedenza al protagonista Ash Williams ed inserendo la storia in una mitologia più complessa.

Il famoso produttore Dino De Laurentiis si lascia convincere da nientemeno che Stephen King per finanziare il nuovo film di Raimi dopo il flop di “I due criminali più pazzi del mondo”. I piani originali erano del tutto diversi: la storia avrebbe dovuto svolgersi nel Medioevo dopo che Ash avrebbe dovuto attraversare un portale spazio-temporale. Ma il budget di soli 3 milioni di dollari non gli avrebbe permesso di realizzare il film dei suoi sogni, così il regista decide di conservare quella storia per un altro momento. Insieme all’amico Scott Spiegel, immerso nella scrittura nell’appartamento condiviso coi fratelli Coen, Raimi rimaneggia quindi la trama del primo film spingendo però l’acceleratore sul lato comico e slapstick, da grande fan dei Tre Marmittoni. Il film risulta talmente sopra le righe da sembrare in tutto e per tutto un cartone animato – solo con una scia di cadaveri e demoni sfigurati.

È con “La casa 2”, infatti, che la saga sembra prendere una direzione più specifica e caratteristica, introducendo il Necronomicon e allontanandosi dalla scia degli horror da chalet abbandonato tutto sangue e zero ironia.

Salvo poi cambiare ancora una volta tutte le carte in tavola.

L’armata delle tenebre

Sam Raimi recupera da un portale spazio-temporale l’idea dello scenario medievale, lo stesso portale spazio-temporale attraverso il quale Ash precipita in una cittadella del XIV secolo. Armato di fucile e motosega, Ash dovrà combattere le forze del male guidate dal suo doppio malvagio armato del famigerato Necronomicon.

Ancora una volta Raimi è in grado di reinventare la sua “saga non saga” per mostrare i muscoli grazie al budget più elevato (quasi il triplo dei due film precedenti messi assieme). Tra un esercito di scheletri ispirato dalla stop motion di Ray Harryhausen nel cult movie “Gli Argonauti”, esplosioni e scene di battaglia su grande scala, Raimi non rinuncia mai al suo approccio cinematografico artigianale e ai suoi marchi di fabbrica ormai rodati.

La magia sembrava finita in quel 1992, poiché nessun sequel ufficiale pareva profilarsi all’orizzonte. Solo qualche seguito apocrifo senza il coinvolgimento di Raimi, Tapert o Campbell prodotto dall’italiana Filmirage (il livello qualitativo è esattamente quello che sembra).

Tuttavia, più di vent’anni dopo, arrivò l’annuncio che tutti (?) aspettavano.

Ash vs. Evil Dead

Nel 2015 il canale Starz ordina la produzione di una serie televisiva che faccia da seguito alla saga cinematografica, pur dovendo ignorare gli eventi de “L’armata delle tenebre” per questioni di diritti.

Raimi dirige alcuni episodi, e nonostante nel frattempo abbia trascorso diverso tempo in lidi cinematografici molto lontani dalle atmosfere della sua saga (dalla trilogia di Spider-Man a “Il grande e potente Oz”) dimostra a tutti di esserne il vero padre, ancora in formissima dopo più di vent’anni.

La serie segue la vita di un Ash Williams ormai anziano che lavora in un centro commerciale. La sua esistenza viene nuovamente sconvolta dal ritrovamento del Necronomicon, e sarà costretto ad imbarcarsi in una nuova avventura insieme ad una squadra di giovani aiutanti.

Il budget ancora lievitato permette finalmente alla produzione di sbizzarrirsi pur mantenendo l’atmosfera old school degli originali, senza tradirne lo spirito fatto di sangue finto, effetti speciali a basso costo e steadycam come se piovessero. La saga giunge così a compimento dopo la terza stagione: Bruce Campbell ha dichiarato che non vestirà più i panni di Ash Williams, ma chissà cosa possiamo aspettarci da una delle serie più bizzarre e sorprendenti della storia del cinema.

D’altronde, se c’è qualcosa che Raimi, Campbell e Tapert ci hanno insegnato, è che sono tre amici piuttosto imprevedibili.

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Francesco Ramilli

Francesco Ramilli nasce nel 1995 a Cesena. Dopo gli studi al Liceo Classico frequenta il corso di sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia. Dal 2012 al 2018 fa parte del collettivo FRàC grazie al quale pubblica diversi lavori autoprodotti e dal 2015 collabora con il festival Cesena Comics & Stories. Da sempre divora fumetti, libri, film e serie tv. Da grande vuole imparare a scrivere le bio.

By |2021-03-09T15:27:50+01:00Marzo 2021|cinema, recensioni|