“Sottocultura” e chitarre distorte per i Re del Kent

“Sottocultura” e chitarre distorte per i Re del Kent

Direttamente dalla contea milanese arrivano i Re de Kent, a professare del sano rock underground grazie alla musica di “Sottocultura”, il loro primo ep uscito l’11 dicembre.

Chitarre distorte, bassi e batterie pestati sono gli ingredienti fondamentali per una band che asseconda l’inno di God save the Queen per ribellarsi alle imposizioni del mercato indipendente italiano.

A noi hanno rilasciato un’intervista, andatela a scoprire!

Ciao ragazzi, mi ha incuriosito molto, leggendo la vostra biografia, in cui affermate di essere nati il giorno di Sant’Etelberto, spiegateci meglio questa affermazione.

Questo giorno è per noi molto importante perché rappresenta il momento in cui è partito il progetto. Dario e Omar suonavano già insieme, ma non riuscivano a trovare una formazione stabile fino a quando non hanno conosciuto Max, il 24 febbraio, proprio il giorno di Sant’Etelberto, che fu Re del Kent alla fine del 500 DC. Max ha poi portato l’ex collega Dani nel gruppo, completando così la formazione. Da questa breve storia è nato anche il nome del gruppo ed il nostro primo EP.

Ma parliamo della vostra musica: come ci si sente a fare del vero rock quando tutto intorno inneggia al pop?

Ci si sente molto bene onestamente. In fondo siamo solo quattro ragazzi che scrivono e suonano la musica che amano, cercando di raccontare una storia, un’esperienza personale o un’emozione. Abbiamo tutti gusti ed influenze musicali differenti e facciamo il possibile affinché le nostre canzoni rappresentino l’idea di tutto il gruppo. Semplicemente preferiamo chitarre distorte, basso e batteria pestati a sintetizzatori e basi pre-registrate, nella speranza che altre persone possano ritrovarsi nella nostra musica.

Il vostro ultimo album “Sottocultura” si riferisce proprio all’ambiente underground a cui voi sostenete di appartenere. Siete convinti che un genere come il vostro sia destinato a restare di nicchia oppure avrà un suo periodo di gloria?

I generi musicali legati al rock ciclicamente vivono momenti di gloria e di declino, ma sono sempre presenti. Crediamo fermamente che ci sia sempre qualcuno che non si senta rappresentato dalla musica mainstream, alla ricerca di un luogo di cui far parte, essere accettato e compreso. Lo stesso vale per le sottoculture, queste nascono dalla creatività di artisti che faticano a trovare uno spazio nella società, ma in molti casi sono diventate esse stesse culture e mode di riferimento, basti pensare al punk e successivamente al grunge. Non resta che continuare a fare musica e vedere cosa riserva il futuro.

Riferendomi al vostro nome, in che modo una band di Milano come voi si sente legata al mondo della corte del Kent?

Sicuramente molte delle nostre influenze musicali sono legate alla musica anglofona, dal British Rock degli esordi, all’Heavy Metal classico fino all’Indie Rock più recente. Forse in qualche modo con il nostro nome abbiamo voluto rendere un piccolo omaggio alla Regina.

A chi o a cosa vi ispirate per la vostra creazione musicale?

Le nostre canzoni trattano di temi molto vari, a volte sono ispirate da eventi personali, in altri casi basta un’immagine, un evento che ci colpisce, in ogni caso sono strettamente legate alla società moderna in cui viviamo. Basti pensare al primo singolo estratto dall’album: “Bianco e nero”, un inno alla rabbia e all’insicurezza che ci circondano, dove prevalgono le ingiustizie ed i meriti non esistono più. In questo mondo o è bianco o è nero, non esistono sfumature, colori, modi o soluzioni per cercare di cambiare o realizzare qualcosa. Solo due colori opposti, o sei qualcuno o non sei nessuno. Ma, soprattutto, non hai la possibilità di diventarlo.

Raccontateci in che modo, ognuno di voi si sente un’“anima ribelle”.

Beh, ad essere sinceri la verità è che 3/4 di noi non ha un’anima ribelle. Abbiamo anime alcoliste e cazzare per lo più, l’anima ribelle è quella del nostro bassista Omar, nonché autore del testo. Infatti, lui rende poesia ogni cosa che scrive ribellandosi ai testi scontati e banali del mondo trap. Hasta l’Omar Siempre! Viva la revolucion!

 

 

By |2020-12-22T11:22:45+01:00Dicembre 2020|interviste, musica|