Intervista a Frambo

Intervista a Frambo

Abbiamo fatto qualche chiacchiera con frambo, nuovo talento di La Clinica Dischi da qualche giorno anche su Indie Italia, Scuola Indie e Viral – 50 per Spotify Italia:

Ciao Frambo, benvenuto su Now We Rise. Partiamo subito in media res: il primo ricordo che hai di te e la musica.

Io che salgo su un tavolo a 3 anni durante il matrimonio dei miei genitori cantando “ci vuole calma e sangue freddo”.

Invece, il ricordo più imbarazzante che hai di te su un palco?

Ho avuto pochissime esperienze su un palco, tutte andate bene!

“Guerra” è ricca di riferimenti extra-musicali, che in qualche modo sembrano essere riferimenti aperti ad una generazione, quella dei millenials alla quale appartieni, che cerca una propria definizione. Ti senti appartenere a qualcosa? Alla tua generazione, ad una scena, ad un qualcosa che senti vicino, identitario?

Da quel che so dovrei essere Generazione Z, anche se non mi sono mai piaciute queste definizioni. Mi sento appartenere a quel gruppo di persone che ha voglia di buttare tutto fuori cercando, nel mentre, di fare più casino possibile.

Quali sono le cose davvero importanti, per Frambo?

Mi sforzo sempre di stilare una lista di cose importanti ma non ci riesco mai. Ora sicuramente tutto ciò che riguarda l’espressione musicale.

E la cosa che detesti di più?

I ragni. E le falene.

Un film, un disco e un libro che non possiamo perderci.

“Il curioso caso di Benjamin Button”. “Senontipiacefalostesso” de L’Officina della Camomilla. Non leggo libri.

Manuel Apice

Manuel Apice è la somma delle sue domande senza risposta; ci convive bene tranne quando dimentica il suo nome. È laureato in Musica al DAMS di Bologna, fa il cantautore ed è il vincitore del Premio Fabrizio De André 2018. È sopratutto però un inguaribile narciso, con evidenti problemi di gestione nel controllare l’autoreferenziale abitudine a parlare di sé in terza persona.

By |2020-12-15T12:13:44+01:00Dicembre 2020|interviste, musica|