La stabilità di Fotomosse in “bene così”

La stabilità di Fotomosse in “bene così”

Fotomosse non vacilla, ma atterra in piedi sulla scena dell’Indie. La sua prima istantanea dal titolo “Bene così” diventa il primo cimelio da esporre nella galleria della Clinica Dischi, sperando sia il primo di una lunga serie.

Un po’ le dà, un po’ le prende, un po’ Gazzelle, un po’ anche no; Fotomosse sviluppa il rullino dei suoi ricordi inciampando tra le note e il viso di un amore fugace. “Bene così” è l’accettazione di uno status quo, mantenuto in equilibrio tra la forza di agire e quella di reagire al presente; nel mezzo c’è la stasi, l’essere così com’è, senza critiche né rimorsi.

Fotomosse elogia la consapevolezza di un presente che non è né malebene, ma va bene così, per l’appunto. Non è dunque sempre necessario definirsi, perché si sa le parole spesso ingannano, e le possibilità di essere fraintesi spesso possono aumentare: è per questo motivo che l’essere consci di ciò che si è rappresenta già il primo gradino verso il nostro personale nirvana.

Teorie filosofiche e teologiche a parte, Fotomosse riesce in soli due minuti a farci distrarre dall’eterno dualismo tra bianco e nero, bene e male, dalla dialettica del servo-padrone, ricordandoci che non per forza nella vita bisogna scegliere da che parte stare, e che forse, alla fine “va bene così”.

 

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By |2020-11-21T11:31:59+00:00Novembre 2020|musica, recensioni|