Intervista a Charlie & The Cats

Intervista a Charlie & The Cats

Benvenuti su Now We Rise, Charlie & The Cats! Da poco è fuori ovunque “Greatest Tits (Deluxe Edition)”, il rilancio discografico del vostro album del ’93. Ma in questi quasi trent’anni, cosa avete combinato?

Now we rise“: adattissimo il vostro nome, al quale aggiungerei “from the ashes“. Negli ultimi 20 anni, ognuno di noi si è dedicato ai propri progetti personali: io al folk dialettale, Alan al Blues e jazz e Cesare a fare l’international session man

In aggiunta ai brani che hanno fatto la storia del rock dialettale, due inediti, “Nutria” e “Pirlo”. Sonorità rock AOR per il primo, quasi ska-reggae per il secondo e un tratto comune: solita irriverente ironia che negli anni vi ha contraddistinto. Ci raccontate un po’ come sono andate le cose, e da cosa nascono questi due nuovi brani?

L’idea di “Nutria” nasce una sera d’agosto mentre ci davamo dentro di Guinness seduti a un tavolo all’aperto del pub Goblin di Zocco di Erbusco. Intuizione di Elia che suggerisce la nutria come argomento per un brano nuovo. Il giorno dopo era già pronto un demo che nel giro di pochi giorni con la collaborazione di Alan e di Maurizio diventò il brano attuale. “Pirlo” invece nasce come canzone riempitiva, nel senso che – visto che i brani sono tanti e comunque bisogna fare un doppio vinile – c’era posto ancora per un pezzo; ed ecco il team subito al lavoro in una frenetica giornata tutta reggae: con l’apporto di tutti il brano, è stato sfornato in 24 ore. Naturalmente, è dedicato al famoso aperitivo bresciano che ha dato il nome a tanti locali importanti nel mondo, non tralasciando il piccolo richiamo al cognome del famoso calciatore ed allenatore sempre bresciano.

Cosa vuol dire, per i Charlie, “cantare in dialetto”? Oggi, sembra essere più che mai un atto di tutela, di resistenza culturale…

A quei tempi cantare il dialetto in chiave rock mescolato all’inglese (tutto in salsa ironica e goliardica) era una novità, ma c’è da dire che l’impatto sonoro del trio era la cosa principale…

Trent’anni di carriera non sono pochi. Oggi, la scena sembra essere profondamente cambiata, così come il modo di fare musica. Cosa ne pensate del nuovo mercato musicale, in cui sembra più importante far parte delle rinomate “playlist” che saper suonare davvero?

La musica al giorno d’oggi è talmente tanta che è sempre più difficile individuare quello che stai cercando, soprattutto se differisce dalle leggi delle multinazionali che vorrebbero tutto omologato e uniforme. Il live comunque tornerà ad assumere un ruolo fondamentale per rendere un progetto credibile e duraturo.

Un libro, un film e una canzone di cui i Charlie & The Cats non possono fare a meno.

Come libro,  “Una cosa divertente che non farò mai più” di David Foster Wallace, come film senza dubbio “Hollywood Party” e come canzone nomino Hendrix, con “Fire”.

Un consiglio vitale che vi sentite di dare a chi, come chi vi sta facendo queste domande, spera di arrivare tra trent’anni con la stessa voglia di fare musica che avete voi, trent’anni dopo “Greatest Tits”.

Come consiglio per chi spera di avere voglia di suonare ancora con entusiasmo fra 30 anni dico di fare vita sana, mangiare e bere la metà e suonare, amare e muoversi il doppio ma soprattutto: fare quello che viene in mente senza sentirsi legati alle aspettative del pubblico… rock on!

Manuel Apice

Manuel Apice è la somma delle sue domande senza risposta; ci convive bene tranne quando dimentica il suo nome. È laureato in Musica al DAMS di Bologna, fa il cantautore ed è il vincitore del Premio Fabrizio De André 2018. È sopratutto però un inguaribile narciso, con evidenti problemi di gestione nel controllare l’autoreferenziale abitudine a parlare di sé in terza persona.

By |2020-11-11T21:39:45+00:00Novembre 2020|musica|