Pietro Castellitto- Predatori, peccati e velleità.

Pietro Castellitto- Predatori, peccati e velleità.

 

Chi è il predatore? È un “cacciatore fortunato”, colui che riesce a trarre profitto dalle proprie capacità organizzative, tattiche e glaciale razionalità.

Pietro Castellitto crea una fitta ragnatela di opportunità per essere dei “cacciatori fortunati”, utilizzando pedine che si muovono su una scacchiera torbida e ripida come Roma. Due famiglie, due modi di interpretare il libero arbitrio che collidono tra loro: sembrerebbe a priori una miscela olio-acqua ma la viscida compenetrazione è vivida come sabbia sulle labbra. Ascolto e osservo sempre con estrema curiosità la narrazione delle brutture della Capitale: i radical chic senza radical, i Pariolini di 18 anni, gli adesivi sui caschi dei Neofascisti. È da tempo che la Lupa, amorevole madre di Romolo e Remo, ha il pelo pieno di chiazze di tigna, permettendoci di vederne la nuda pelle.

La collisione è legata ad una bomba, ad un atto di ribellione. Non svelando volutamente la trama, l’urlo di dolore verso i poteri forti è affidato ad una mitragliatrice multi-target. I Baroni universitari, le regole della Malavita, gli status symbol tumorali: Castellitto ha una lista di sassolini che sembra conoscere bene. Si dice spesso che la narrazione cinematografica deve (dovrebbe) raccontare quel che si conosce: la sincerità con cui le tre (in realtà cinque) microstorie vengono proposte, scorrono dalle origini al climax lasciando nello spettatore un senso di amaro in bocca. “Lo sapevo” come quando reciti il bullo da ragazzo e poi il super alcolico non ti piace. Nietzsche, un orologio falso, una bomba da acquistare, la cocaina, un film da completare.

È sempre l’ora per essere predatori: se la vita ci toglie (nel bene e nel male) quello che desidereremmo essere nostro è sempre un buon giorno per essere predatori. Non senza morale, non senza perplessità. E l’amore? Esistono film in cui non si parla d’amore? I predatori non fa eccezione. Una prostituta che cucina il pane: il tradimento che fa a pugni con “l’amore che non muore” e che difende il compagno, nonostante tutto. Gli attori mostrano un aderenza alla trama quasi sartoriale: tutti sembrano voler dimostrare che la loro non è recitazione ma racconto di una everyday life che hanno vissuto/digerito. Scenografia adatta, attori che vi sguazzano dentro. E’ un grande stagno e danno prova di essere provetti nuotatori.

Sullo sfondo, una libertà intrisa di sangue, sotterfugi e che sembra una di quelle foto in cui troviamo un maestoso orso bianco sporco di petrolio. Fin dove possiamo spingerci?

E chi se non Contessa, panettiere pregiato delle focacce sociali capitoline, potremmo trovare alle musiche? Meravigliosa la scelta della Dark Polo Gang (la scena della cena è la più riuscita del film) per dipingere e introdurre i cambiamenti musicali (e della vision adolescenzial-sociale) di un film che alla fin fine si erge a ponte instabile su di un fiume in piena. Ci dividiamo tra quelli che passano su di esso con le cuffiette e quelli che sputano nell’acqua sottostante. Ma pur sempre predatori.

Francesco Pastore

Nato a Bari, vivo a Napoli. Laurea in Medicina. Scrivo di musica perché non so suonare e/o cantare. Rimedierò nella prossima vita! Attualmente ho una playlist Spotify, una mia rubrica Instagram e collaboro con Le Rane e Bandiari.

By |2020-11-03T15:02:45+00:00Novembre 2020|cinema, recensioni|