A passo di “Rondò” con Stefanelli

A passo di “Rondò” con Stefanelli

Stefanelli, l’ho già detto, è il mio cantautore preferito.

Sì, faccio coming out fin da subito e confermo la sensazione avuta tre mesi fa, al primo ascolto di “Controcorrente”: Luca fa musica diversa, e la fa perché sente di appartenere a qualcosa di ben distante dalle sponde usate del mainstream. E non che Stefanelli non sia fresh e attuale, anzi!

La scrittura del cantautore napoletano è figlia di ascolti multipli e variegati, che mescolano assieme tradizione autorale nostrana (e senza limiti accademici, spaziando da De André a Niccolò Contessa) ed estetica d’oltralpe e oltreoceano: i cantautori della vecchia scuola passeggiano, tra le righe del discorso musicale stefanelliano, a braccetto con Tame Impala e Mac Demarco, in una sinergia d’intenti tutta diretta verso l’apoteosi di un’altissima bassa qualità.

“Rondò”, in questo senso, è figlia e sorella di “Controcorrente”, considerabile forse il manifesto della poetica di Stefanelli: lo specchio dell’onestà della penna campana, lui dice, sta tutto nella ricerca calcolata di un scientificissimo lo-fi, pensato per farsi forma rivoluzionaria alternativa alle sagome preconfezionate della produzione musicale seriale di oggi; un mix ricercato di elementi rende virtuosa la babele sonora di Stefanelli: immagini poetiche ben definite – ma non per questo “definitive” nel loro essere eteree, quasi trasparenti – si amalgamano con gusto al moto continuo di una produzione rotonda, tutta imperniata sull’asse centrale di un tema lisergico di sintetizzatore a far da guida, a mò di leitmotiv wagneriano, all’ascoltatore più disattento.

Insomma, una seconda conferma di quanto detto in esordio (ovvero, che Stefanelli è il mio cantautore preferito) e giusto viatico all’attesa di un disco che speriamo possa uscire presto.

 

Manuel Apice

Manuel Apice è la somma delle sue domande senza risposta; ci convive bene tranne quando dimentica il suo nome. È laureato in Musica al DAMS di Bologna, fa il cantautore ed è il vincitore del Premio Fabrizio De André 2018. È sopratutto però un inguaribile narciso, con evidenti problemi di gestione nel controllare l’autoreferenziale abitudine a parlare di sé in terza persona.

By |2020-10-16T16:16:03+00:00Ottobre 2020|musica|