Dieci domande a Leanò.

Dieci domande a Leanò.

Eleonora Pisati, in arte Leanò, ha di recente pubblicato il suo primo EP, Tempio. Un titolo importante per custodire sei tracce che oscillano tra sogni ed ampi respiri. Una navigazione a vista in cui trova spazio un racconto sincero di paure ed opportunità diurne e un carico pesante di carezze nel buio. Noi l’abbiamo incontrata: un’occasione per conoscerla meglio ed approfondire perplessità e curiosità.

 

  1. Ciao Eleonora! Perché dovremmo ascoltare Tempio? Sai, spesso per i libri ci sono dei bollini con “consigliato da”. Tu perché lo acquisteresti?

Io sono di parte (ride n.d.r.). Un amico mi ha detto che sono le canzoni perfette per un fuorisede, o per chi a volte sente il bisogno di stare da solo e di riconnettersi con sé stesso/a. Lo comprerei per ascoltarlo sdraiata sul letto guardando il soffitto, oppure seduta in spiaggia bevendo una birretta al tramonto (ma anche sui navigli va bene).

 

  1. Quale è il fil rouge che unisce le sei tracce? C’è un idea di fondo comune o si tratta di sei nuvole indipendenti?

L’idea della natura come “tempio”, dimora, luogo in cui rifugiarsi è il filo conduttore di tutte le tracce nell’EP, ma anche la crescita personale e l’amore in generale sono alcuni tra i temi che vengono toccati da diversi punti di vista.

  1. Notte è la prima traccia. Una scrittura delicata e “poetica” nella forma. Osservare lo scorrere del tempo riscaldati dalla luce della Luna: riprendersi i propri spazi in armonia con la Natura. Abbiamo dimenticato la necessità di dedicare del tempo a noi stessi, stritolati dalle luci dell’era moderna?

Non credo che si sia dimenticata l’importanza di stare da soli, però forse dovremmo chiederci come passiamo questi momenti. Oggi è quasi impossibile restare totalmente da soli, c’è sempre una notifica o il classico scrolling compulsivo che ci impedisce di immergerci completamente nel momento, di dedicarci solo a noi stessi. È davvero un’impresa riuscire a isolarsi da tutto e da tutti anche perché  ci sono in gioco aspettative sociali e personali che sono difficili da superare e che una volta si sentivano di meno (continua reperibilità, il “dover esistere” online, ….).

  1. Dopo Notte, Alba. La gioia di una nuova emozione, il Sole che vince le tenebre. Per te, artista, quale è stato il momento in cui hai deciso che la Musica rappresentava la tua Alba?

Lo è sempre stata perché mi ha sempre fatto stare bene. All’inizio era “un’alba” più inconscia: mettevo su carta quello che sentivo, ma non avevo ancora capito quanto fosse terapeutico. Quando ho iniziato a usare la musica per capire come stavo, notavo che più scrivevo, più conoscevo dei lati di me stessa che prima ignoravo e mi aiutava a scoprire su cosa potevo lavorare.

  1. Tempio, title track. Un luogo solo per noi, dove custodire paure e gioie profonde. L’amore come fonte e luce. Spesso si sente nelle viscere delle tue tracce un fermento, una richiesta di avvicinarsi ad un Essere Superiore. È una giusta osservazione (puoi anche non rispondere a questa domanda, puoi anche commentare la frase “amore come fonte e luce”)

Sì, a volte la musica è un po’ una meditazione, un modo per trasmettere e sentire qualcosa che non siamo più molti abituati a sperimentare nella nostra quotidianità: ricongiungerci con noi stessi e con un ritmo naturale (come quello del respiro, delle onde o delle stagioni), entrare in un flow di “concentrazione disattenta”, lasciarci andare.

 

  1. Sabbia nelle tasche. Anche in questa traccia forte è la sensazione fisica dello scorrere del tempo. Come vivi il binomio rapporti umani/scorrere del tempo? Cementifica o necessariamente allontana?

Io più vado avanti e più accetto di non capirci niente (ride n.d.r.) Mi è capitato di ritrovarmi dopo anni con amic* con cui avevo completamente perso i rapporti, o di allontanarmi all’improvviso da persone che credevo sarebbero state per sempre nella mia vita. Alla fine dipende dal rapporto, a volte il tempo cementifica, altre volte allontana, anche se credo che nella maggior parte dei casi, un allontanamento derivi da una mancanza di dialogo o dall’incapacità di venirsi incontro.

  1. Tira e corri. È nonostante il titolo, una traccia che ha un grande profumo di libertà. Un cuore felice è un cuore libero. È quasi una traccia che sembra rimandare a tempi lontani, ad un infanzia in cui era lecito sbagliare. Che bambina sei stata? Quanto hanno influito le tue origini cilentane, il tuo DNA marino?

All’asilo ero quella che si allontanava per raccogliere le margherite, all’elementari guardavo sempre fuori dalla finestra e all’intervallo inventavamo dei giochi bellissimi. D’estate scendevo ad Ascea, il paese dei nonni e lì riuscivo ad essere un po’ più libera: giocavamo a pallone e a nascondino in mezzo alla strada, facevamo le guerre lanciandoci le olive, (…) insomma il mio role model era un misto tra Peter Pan e Alice nel Paese delle Meraviglie (ride n.d.r.). Le mie origini mi hanno condizionata molto sia per i valori che per la connessione che ho con la natura, da una parte perché ho sempre vissuto a metà tra paesino di campagna/metropoli, dall’altra per l’educazione (ambientale e interpersonale) che mi ha dato la mia famiglia.

  1. Autunno chiude il tuo EP ed è anche la mia traccia preferita. Il ricordo che ci aiuta a vivere, il ciclo della vita che ci rende più forti, ci aiuta ad accettare i nostri difetti con la certezza che certe cose restano. Non siamo più abituati a considerare alcune cose eterne? Siamo una generazione fast food anche per i ricordi del cuore?

Bauman ti direbbe di sì, io sono abbastanza d’accordo, ma,  come molte cose, dipende. Nel senso che sì, i ricordi sono importanti, però spesso sono una versione romanzata della realtà e a volte tendiamo a idealizzarli troppo ( io in questo sono una campionessa). Dall’altra parte però abitiamo in un mondo in cui tutto è istantaneo, che ci dà la sensazione di vivere in un presente continuo, nascondendo le reali condizioni della nostra esistenza: la vita ha bisogno del tempo e dello spazio, che sono la materia prima delle relazioni interpersonali anche se a volte lo dimentichiamo. Sicuramente il passato e la memoria storica, servono per imparare, e sono inevitabilmente radicati in noi. Non tutto però resta, ma si evolve, matura a volte anche molto in fretta, e va bene così, basta esserne consapevoli.

 

  1. Quali sono i tuoi riferimenti musicali? Dovessi partire con una sola canzone in loop cosa sceglieresti?

The Weaver, Trevor Hall. Non ho riferimenti ben definiti perché tutto quello che ascolto in qualche modo entra nella musica che scrivo. Tra la musica che ascolto di più c’è un po’ di cantautorato italiano (Tenco, Dimartino, Fred Buscaglione, …), musica sudamericana (Chavela Vargas, Devendra Banhart,..), soul, un po’ di trash, ecc

 

  1. Consigliaci un libro ed un disco.

Il silenzio è cosa viva, Chandra Livia Candiani e Blonde di Frank Ocean che è la mia ultima fissa.

Francesco Pastore

Nato a Bari, vivo a Napoli. Laurea in Medicina. Scrivo di musica perché non so suonare e/o cantare. Rimedierò nella prossima vita! Attualmente ho una playlist Spotify, una mia rubrica Instagram e collaboro con Le Rane e Bandiari.

By |2020-10-11T16:48:47+00:00Ottobre 2020|interviste, musica|