Enola Holmes: la recensione

Enola Holmes: la recensione

Uscito da qualche giorno sugli schermi di Netflix, Enola Holmes è l’ultimo genito del regista britannico Harry Bradbeer. Per chi non lo avesse ancora riconosciuto, è il creatore di Fleabag, una delle serie più apprezzate anche da chi non sempre coglie l’english humor.

Ma torniamo a Enola Holmes, che nel complesso è un bel film; nonostante devo ammettere che spesso mi è sembrato di star guardando un lungometraggio targato Disney. Sulla falsa riga di Mulan, che conosce le arti marziali e sa come impugnare una spada, anche la nostra protagonista destreggia con abilità il jujitsu e sa sferrare colpi a chi tenta di metterle il bastone fra le ruote, insomma una vera donna dei tempi moderni.

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Detta così, la finalità, se si vuole, propedeutica della storia è proprio quella di insegnare alle bambine (ribelli) che non bisogna omologarsi ai dettami patriarcali e ai bambini che il machismo è fuori moda dal 1865. L’inquadramento storico, infatti, fa la sua parte nel veicolare il senso: Londra, durante il movimento delle suffragette, prima che la proposta liberista del suffragio universale passi ai voti nel Parlamento, e in più, sono questi gli anni di Sherlock Holmes (fratello della nostra protagonista).

Insomma dal titolo, al personaggio principale, alla situazione contestuale capiamo che l’intento del regista è quello di mettere al centro della narrazione la figura femminile in tutte le sue sfaccettature: dalla figlia che ripudia l’educandato per diventare una lady, a una madre che per amore della figlia, così afferma a sua discolpa, la abbandona nel giorno del suo sedicesimo compleanno, mettendo dunque in moto il piano narrativo di Enola, ovvero quello di diventare una donna indipendente che sa scegliere per il suo futuro. La relazione che dunque Enola ha con i due fratelli Holmes, Sherlock e Mycroft, ha senso di esistere solo in virtù del conflitto che la ragazza ha con la sua controparte maschile; addirittura, nel film, è proprio la sorella più piccola a scavalcare il più famoso segugio di Scotland Yard nella risoluzione di piccoli gialli.

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Questi esplicitati fin qui sono, secondo me, i punti eticamente postivi della pellicola di Bradbeer, e dico eticamente perché, ahimè, non ho più quindici anni per apprezzare altri valori che saltano all’occhio se non la scelta del cast. E che cast. Least but not the last, ho lasciato volutamente per ultimo questo punto. Sempre perché ormai la mia pubertà è passata da un pezzo, devo ammettere di aver premuto play per colpa di una piccola nostalgia da Stranger Things: Enola Holmes è di fatto Millie Bobby Brown, la quale sbatte in faccia allo spettatore la sua bravura attoriale a colpi di dolci sorrisi e occhi di perla. In più, se a metà film vi sentite stanchi per la alta prevedibilità delle scene, non dimentichiamo che ad interpretare un insolito, marmoreo ed empatico Sherlock, c’è Hanry Cavill (il quale si è un po montato la testa e dichiara di voler interpretare il prossimo 007). In conclusione, ciliegina sulla torta, una guest star, una Helena Bonham Carter nelle vesti di una mamma un po pazzerella, dunque di un personaggio alla Helena Bonham Carter, che fa da propulsore a questa mongolfiera che altrimenti volerebbe solo a mezz’aria.

Laureata in linguistica all’UniBo con una passione per le arti in tutte le sue espressioni. Sempre attenta alle novità in ambito creativo. Scrivo prevalentemente di cinema, ma mi interesso di tutto ciò che è espressione artistica come la musica e il teatro

By |2020-09-29T00:18:57+00:00Settembre 2020|cinema, recensioni|