Nottoli ha la poesia nel DNA

Nottoli ha la poesia nel DNA

Stefano Nottoli torna a far sentire il suo nome alla scena con un brano che sa di intimità, in equilibrio sul funambolico crinale che separa tradizione e novità con piedi ben puntati sulla consapevolezza di un’identità autorale precisa, messa alla prova e comprovata da anni di gavetta e ricerca.

Sì, perché Stefano non è l’ennesimo millennial partorito dal ventre cieco di mamma Spotify, sempre pronta a dar luce a figli inadatti alla trincea del mercato, bensì un cantautore esperto, che da anni milita tra le fila di chi deve emergere – ed è sempre lì lì per farlo – ma senza il successo che gli spetterebbe per il valore della proposta.
E se lo meriterebbe anche –  il successo –  il buon Nottoli: mai un passo indietro rispetto alla sua linea poetica di qualità, fedele alle radici senza per questo sentirsi piantato da qualche parte o impossibilitato, con lunghi rami, a cercare altezze più remote e slanci imprevedibili; a dimostrarlo, anche il suo ultimo singolo “DNA”, da qualche settimana riproducibile su ogni piattaforma digitale.
In “DNA”, la scrittura di Nottoli trova appiglio e megafono in una scelta di produzione intelligente e ben attenta ai nuovi linguaggi: echi e reminiscenze di suoni anni Ottanta (che oggi potrebbero ricordare i tre quarti delle proposte contemporanee, oltre che le matrici originali di quarant’anni fa) rendono più digeribile la lista di piccoli e faticosi paradigmi esistenziali che Nottoli regala all’ascoltatore.
Nient’altro che riflessioni a cielo aperto, perché la sensazione, ascoltando “DNA”, è quella che danno le boccate d’aria fresca: non ci sono dietrologie nella scrittura del pezzo, ma solo una somma di piccole cose (cit.) messe in fila indiana lungo i tre minuti di una canzone intelligente, che fa pensare. E oggi, non può che essere un bene.

Manuel Apice

Manuel Apice è la somma delle sue domande senza risposta; ci convive bene tranne quando dimentica il suo nome. È laureato in Musica al DAMS di Bologna, fa il cantautore ed è il vincitore del Premio Fabrizio De André 2018. È sopratutto però un inguaribile narciso, con evidenti problemi di gestione nel controllare l’autoreferenziale abitudine a parlare di sé in terza persona.

By |2020-09-19T16:46:21+00:00Settembre 2020|musica|