“Il futuro è sempre incerto ma i nostri progetti sono molto chiari”: a tu per tu con i Nomera

“Il futuro è sempre incerto ma i nostri progetti sono molto chiari”: a tu per tu con i Nomera

The Nomera, come The Doors. Già nella forma inglese del vostro nome si celano tanti anni Settanta; ma perché, Nomera, da dove viene?

Sicuramente gli anni 70, il blues ed il rock’n’roll sono elementi  fondamentali  del nostro background; tra parentesi, apprezzo molto l’accostamento ai Doors, anche se oggi volgiamo lo sguardo al futuro della musica e non al passato. Per quanto riguarda la genesi del nostro nome, si rischia di entrare subito in un argomento scottante, in quanto esistono due versioni della storia. Quella ufficiale, piena di misticismo e viaggi spirituali su di una montagna nepalese chiamata proprio Nomera, e quella originale e attinente al vero, che rimarrà per sempre un segreto. Posso solo dire che in russo credo significhi Numeri.

Siete all’esordio, ma apparite già band ben rodati; oggi, si entra prima in studio e poi si spera nei live. Voi sembrate averne già visti, di palchi… ci raccontate gli inizi?

Dato proprio il nostro background vecchio stampo, abbiamo optato per fare le cose come si usava una volta, partendo dai live e cercando di creare un piccolo seguito che sostenesse il gruppo. Non è facile, oggi giorno in Italia, riuscire a suonare quando sei un signor nessuno, ma da sempre ci siamo adoperati per poterci esibire in ogni buona occasione: per noi un pubblico è un pubblico, che sia per strada, in un bar, nei locali o ai piccoli festival estivi. Credo che questo aspetto della musica debba essere preservato: se il Cavern non avesse dato ai Beatles la possibilità di suonare magari non avremmo mai potuto godete della loro musica.

“Randez-Vous” è un brano pieno di chitarre, nell’era dei sintetizzatori e dei samples di Logic. Quanta rivolta c’è, nella vostra estetica, ad un particolare mercato fin troppo adagiato sul pop?

Molto probabilmente, questo brano e i prossimi che verranno sono il massimo del pop che possiamo raggiungere; riconosciamo l’importanza dell’evoluzione dei suoni e del modo di fare musica e vogliamo fare parte della prossima rivoluzione musicale, ma tutto questo senza dover necessariamente rinunciare alle sonorità che amiamo e che ci caratterizzano, fatte di folk, blues, punk e rock’n’roll. Per quanto riguarda il mercato, credo ci sia poco da dire; probabilmente la definizione più azzeccata è stata data da Cranio Randagio in una sua canzone “troppi coglioni che fanno canzoni e troppe canzoni con pochi coglioni

Come è nato il brano? È successo davvero, questo causale incontro?

Credo che a chiunque, e soprattutto agli universitari perennemente in treno come noi, sia capitato di sedersi di fianco a una bella ragazza (o ragazzo) e cominciare a fantasticare sulla sconosciuta avvolta nel mistero del suo silenzio, cercando di catturarne lo sguardo. Sinceramente, non ricordo di aver avuto uno solo di questi incontri imprevisti ma in realtà tra le righe del testo c’è molto di più di un casuale incontro con una bella sconosciuta. Chi sarà in grado di leggere tra le righe, troverà tanta letteratura, critica sociale e riferimenti storici. Anche se a dire il vero tutto questo verrà chiarito e contestualizzato dai prossimi singoli e relativi video .

Quali sono i riferimenti musicali dei The Nomera?

I nostri riferimenti musicali sono svariati e per fortuna credo non omogenei tra i vari membri del gruppo; nel nostro primo album la cosa è chiara in quanto è proprio la disomogeneità a caratterizzarlo. Per quanto mi riguarda, amo molto la musica americana, il grande blues di RJ e Muddy Waters per citarne un paio , ma che tutto il filone britannico degli anni sessanta, settanta e novanta (Oasis, Blur ecc) ha influenzato molto il nostro lavoro. In Italia, invece, grandi cantautori come De Andrè, Dalla e Guccini sono stati fondamentali per me durante il passaggio dall’inglese all’italiano: più che a livello di tematiche trattate – che rimangono forse più simili a quelle del grande rock – a livello linguistico e metrico questa triade è stata fondamentale e di grande ispirazione. Senza ulteriormente scomodare mostri sacri della musica italiana, siamo anche dei veri fan del filone toscano di musicisti indie come gli Zen Circus, Francesco Motta e Giorgio Canali.

Ma la scrittura dei vostri brani, invece, come avviene?

Per noi la scrittura dei brani avviene in maniera del tutto casuale: per certi brani siamo partiti a ragionare dal concetto da esprimere, per altri dall’atmosfera e per altri ancora dalle singole esigenze espressive dei membri del gruppo. Questo ultimo, è certamente il miglior modo di fare musica, a mio avviso: l’autore o il compositore del brano naturalmente sentono l’esigenza di convertire un emozione, un pensiero, un ansia o una gioia in una canzone mettendo una parte di se su nastro.  Rispondendo nuovamente alla domanda, direi che per noi la scrittura dei brani è dettata da una forte esigenza espressiva.

Il Covid ha completamente sballato i piani di tutti; tour che saltano, dischi non pubblicati, agenzie in fallimento. Molti hanno deciso di fermarsi e di non far sentire la propria voce fino a tempi migliori, mentre voi esordite in piena bufera. Quanta voglia avevate di uscire allo scoperto?

Oggi tramite i media i social e tutte le piattaforme di streaming digitali abbiamo la possibilità di farci sentire anche da casa e senza dover suonare dal vivo; non ho mai visto motivo di fermare i nostri progetti solo perché il resto del mondo (giustificatamente) l’ha fatto. Oggi come ieri e come negli ultimi anni, i Nomera non si sono fermati mai e non lo faranno adesso: sentiamo di avere qualcosa da dire e non vediamo l’ora di essere ascoltati.

Quanto cambierà l’umanità, dopo tutto questo? Ci riapproprieremo delle privazioni, che fino a pochi giorni prima della quarantena davamo per scontato, considerandole come ritrovate fortune? Quanto mi manca andare ai concerti…

Non parlare a noi di concerti che mancano! A causa di questa pandemia, nel giro di un mese ci siamo persi il concerto di Eric Clapton a Bologna e Sir Paul McCartney a Lucca . Se un domani potremmo dirci scampati a questa catastrofe, qualcuno dovrà renderci conto di queste occasioni sprecate!

E ora? C’è un disco, altri singoli in vista?

Il futuro è sempre incerto ma i nostri progetti sono molto chiari; come ho già accennato, “Rendez-Vous” è solo il primo di tre singoli collegati tra loro in una sorta di citazione letteraria, espressa a cavallo tra musica e cinema che verrà poi incorniciata da un album di almeno altri sette brani inediti. Il futuro è incerto, dicevo, e dunque non mi sbilancerò oltre per evitare gaffe o spoiler inesatti. Posso solo dire che non smetterete di sentire parlare di noi.   

Manuel Apice

Manuel Apice è la somma delle sue domande senza risposta; ci convive bene tranne quando dimentica il suo nome. È laureato in Musica al DAMS di Bologna, fa il cantautore ed è il vincitore del Premio Fabrizio De André 2018. È sopratutto però un inguaribile narciso, con evidenti problemi di gestione nel controllare l’autoreferenziale abitudine a parlare di sé in terza persona.

By |2020-06-29T14:25:03+00:00Giugno 2020|interviste, musica|