The King of Staten Island, la recensione

The King of Staten Island, la recensione

 

Pete Davidson, classe 1993, si è rivelato negli ultimi anni uno dei comici di maggior successo del Saturday Night Live. A soli sette anni, tuttavia, la sua vita è stata segnata dalla perdita del padre pompiere nel crollo del World Trade Center. Realtà e fantasia si mescolano nel suo primo film da protagonista, The King of Staten Island, dove interpreta Scott, un 24enne che cerca in ogni modo di minimizzare l’impatto della perdita del padre sulla sua vita. Sarà però costretto a venire a patti col suo passato quando la madre, single fin dai tempi della morte del marito, inizia a frequentare un altro pompiere.

Judd Apatow, regista di cult come 40 anni vergine e Molto incinta, non è un novellino quando si tratta dello sporco lavoro di ammantare le sue commedie con un velo di dramma: basti ricordare l’ottimo Funny People, dove un comico interpretato da Adam Sandler, scopre di essere affetto da una rara forma di leucemia. L’ultima fatica di Apatow, scritta e prodotta in stretta collaborazione con Davidson, è simile negli intenti e nella durata non esattamente contenuta. Come Funny People, The King of Staten Island è abbastanza divertente da non appesantire lo spettatore, nonostante sembri girare totalmente a vuoto per la prima metà e trovare un compimento solo nelle ultimissime sequenze.

Ad un primo sguardo può risultare la più classica delle storie dei buoni sentimenti, quelle pellicole in grado di strappare una lacrima solo a quegli spettatori che non sono in grado di rendersi conto che gli autori stanno giocando sporco. Controllare le emozioni del pubblico è una questione delicata, e molto spesso in simili casi si rischia di calcare la mano e scadere nel melenso e nel gratuito. Ma Davidson sa perfettamente quello che sta raccontando, e lo fa con una tale schiettezza e sincerità da far dimenticare ogni pregiudizio. Al termine delle sue oltre due ore, The King of Staten Island riesce a scaldare il cuore senza nessuno sforzo, lasciandoci gioire, per una volta, del fatto che lacrime e risate siano scaturite in maniera del tutto naturale.

Francesco Ramilli

Francesco Ramilli nasce nel 1995 a Cesena. Dopo gli studi al Liceo Classico frequenta il corso di sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia. Dal 2012 al 2018 fa parte del collettivo FRàC grazie al quale pubblica diversi lavori autoprodotti e dal 2015 collabora con il festival Cesena Comics & Stories. Da sempre divora fumetti, libri, film e serie tv. Da grande vuole imparare a scrivere le bio.

By |2020-06-20T15:51:11+00:00Giugno 2020|cinema, recensioni|