Laurino, Funerale e la sfida al dolore

Laurino, Funerale e la sfida al dolore

Laurino è un nome conosciuto sulla scena, e meritatamente. L’imminente uscita del videoclip di “Funerale” diventa così occasione giusta per riscoprirne il singolo, uscito oramai un paio di settimane fa ma meritevole di rimanere in hype il tempo giusto per assicurarne la degna memorizzazione ad un mercato spesso disattento, e dalla memoria brevissima.

Ci vuole grande coraggio a cantare il dolore, soprattutto quando le corde dell’anima vengono lasciate vibrare con sincerità e verità, in uno slancio quasi filantropico verso croci che ci troviamo ad abbracciare ogni qualvolta possiamo, nonostante ci inchiodino al peso del ricordo, alla condanna dell’esistenza e di una penosissima resistenza; ma dopotutto, in una società che pratica il costante insabbiamento delle sue meno luccicanti progenie, sempre pronta a sorridere a salve con lo sguardo assente di chi preferisce lenire il male piuttosto che estirparlo, sacrificarsi ed immolarsi sulla croce di un dolore genuino, puro e reale diventa un’atto di rivoluzione, nel tempo della bugia universale.

Insomma, “Funerale” di Laurino è un atto di sfida ben preciso, verso più destinatari; il primo, è sicuramente l’artista stesso, reduce e sopravvissuto ad un conflitto a fuoco con sé stesso, impegnato in una lotta greco-romana che lo ha portato a mettersi a nudo, scoprendosi a suo agio grazie ad un vestito musicale potente, adatto a rendere giustizia all’amore rabbioso di un brano che respira, e fa respirare: la produzione, curata con attenzione, segue le sterzate e le deviazioni di una vocalità imprevedibile, che nell’impalcatura a metà tra i migliori Subsonica e i Tame Impala che tanto stanno spopolando nelle orecchie degli italiani (spesso ben inconsapevoli di quanto una buona fetta della nuova scena nazionale sia debitrice al gruppo australiano) trova tra le volate elettroniche del brano la comfort zone ideale per esprimere al meglio lo slancio liberatorio del testo, per quanto inchiodato al suolo dalla temperie di esplosiva inquietudine che accompagna l’ascoltatore dal primo sguardo sulla copertina fino alla conclusione del brano.

Quella di Laurino è una scrittura intelligente, fatta di incastri di parole giuste in funzione di una dialettica costante e reciproca fra testo e musica, senza che l’asticella si sposti da una parte o dall’altra del bilancino: il risultato è un brano compatto, che segue una propria narratività e incolla l’ascoltatore ad una storia che procede per immagini poetiche e sonore, senza mai perdere il fragile equilibrio sotteso fra rabbia ed amore. Ottima conferma.

ASCOLTA QUI FUNERALE DI LAURINO

 

Manuel Apice

Manuel Apice è la somma delle sue domande senza risposta; ci convive bene tranne quando dimentica il suo nome. È laureato in Musica al DAMS di Bologna, fa il cantautore ed è il vincitore del Premio Fabrizio De André 2018. È sopratutto però un inguaribile narciso, con evidenti problemi di gestione nel controllare l’autoreferenziale abitudine a parlare di sé in terza persona.

By |2020-06-14T18:44:39+00:00Giugno 2020|musica, recensioni|