Canzoni d’appartamento Corner in bloom

Canzoni d’appartamento Corner in bloom

Corner in bloom più che un collettivo musicale si definisce come l’essere dentro uno stato d’animo che quindi rende in grado di percepire e concepire la musica in modo univoco ma allo stesso tempo eterogeneo. Non sono le parti che compongono il tutto, ma è da una matrice originaria che vengono fuori tutte gli organi che costituiscono e che allo stesso tempo la mantengono in vita, per cui ogni componente compie la propria parte. Noi abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Leonardo, Francesco e Leonardo, che per 20 minuti ci hanno ospitato nel loro angolo in fiore.

So che siete un po sparsi in giro per il mondo, chi in Italia, chi in Germania. Come fate a gestire ad esempio la produzione musicale così a distanza?

Leonardo: Corner in bloom è nato già in questa dimensione, nel corso dell’ultimo anno siamo diventati sempre di più un collettivo.

Francesco: Un pezzo può arrivare da chiunque e può essere poi prodotto da tutti.

Più che come una band, vi definite un “collettivo”. In che accezione oltre che puramente musicale ogni componente contribuisce alla crescita del progetto Corner in Bloom?

Leo: Piano piano ci siamo allargati con tutti questi personaggi e solo dopo ci siamo resi conto che ciascuno di noi rappresentava la parte di un qualcosa di ormai molto distante da autoreferenziale e dunque a quel punto ti rendi conto che ogni pezzo è come se fosse staccato da un “corpo madre”, e da lì poi sono anche venuti fuori i ruoli, ad esempio Francesco si occupa della grafiche, Giulia della batteria però si apre alle animazioni…è come una macchina dai tanti ingranaggi.

Lorenzo: La cosa paradossale che ci è successa è che persone che come noi sono abituate a stare sempre insieme, quando poi queste stesse persone si separano si tenderebbe a far sciogliere quel collettivo…invece l’input principale è stato proprio quello. La distanza temporale, spaziale ci ha stimolato a fare qualcosa, nonostante ci sono state delle tensioni sbagliate all’inizio poi è venuto fuori qualcosa che di cui non mi sarei nemmeno immaginato in nessun modo, come credo anche gli altri.

Visto che siete molto aperti alle eterogeneità, cosa serve per entrare a far parte dei Corner?

Leo: Innanzitutto essere in regola con i documenti e al passo con il tesseramento. (ride) Noi abbiamo chiamato il nostro gruppo così perché ci trovavamo i pomeriggi e le sere di primavera ed estate in un giardino di casa mia, in un angolo. Nell’angolo perché è il posto in cui tutto risuona…è nato come un posto di libera aggregazione…un luogo nel luogo in cui semplicemente aderisci ad uno stato d’animo. Un modo di vivere una relazione, così come la musica diventa espressione di un modo d’essere.

Lore: Al di là delle competenze musicali di ognuno è un po’ l’anticonformismo…e la cosa bella è stata trovare persone che condividono con noi lo stesso modo di concepire la musica.

Durante il periodo di quarantena avete pubblicato delle canzoni che sarebbero poi svanite “una volta che potremmo vagare di nuovo liberi”. Come vedete questa tendenza della musica a diventare estemporanea, a tempo determinato e “consumata” sempre più rapidamente?

F: Non erano pezzi scritti durante la quarantena in realtà, erano pezzi che avevamo sugli archivi dei telefoni, registrazioni anche fatte col cellulare, pezzi in preproduzione su cui avevamo intenzione di lavorare

Leo: Stavamo cominciando a lavorare sui nostri pezzi, a produrli in studio, a girare un po per i locali…ma poi ci siamo ritrovati come tutti in un periodo di stop e quindi ci siamo ritrovati a chiederci “le orme fino a questo momento quali sono?”…e allora le abbiamo messe insieme. Noi paradossalmente abbiamo sempre lavorato a singoli, ma per nostra natura, senza mai tirare fuori un album. Ma anche l’idea dell’usa e getta, dell’estinzione non ci appartiene. Cerchiamo di ragionare un po filosoficamente, per cui “l’oggetto singolo” è quello che rappresenta i passi del percorso.

F: Mi piace vedere come in realtà i nostri singoli che trovi su Spotify vadano a creare quasi un album in evoluzione, e quindi magari dopo un po di tempo riuscire a vedere tutti questi singoli come un insieme. Certo, non vi nego che “l’oggetto disco” è qualcosa che a me piacerebbe tenere in mano.

Lore: La situazione che abbiamo vissuto credo che ci abbia aiutato a vedere la distanza in modo diverso, quindi ci ha aiutato a percepirne la profondità. Nel senso che questo è stato un momento per fermarsi ad ascoltare con più attenzione quello che si fa, visto che nel mondo pre-pandemia si era sempre in continuo movimento, di fretta.

 

Laureata in linguistica all’UniBo con una passione per le arti in tutte le sue espressioni. Sempre attenta alle novità in ambito creativo. Scrivo prevalentemente di cinema, ma mi interesso di tutto ciò che è espressione artistica come la musica e il teatro

By |2020-06-10T17:27:06+00:00Giugno 2020|interviste, musica|