Tre manifesti, sette psicopatici e il cinema dei fratelli McDonagh

Tre manifesti, sette psicopatici e il cinema dei fratelli McDonagh

Cinema chiusi. Nessuna nuova uscita all’orizzonte. Tante serate da passare sul divano di casa. È il momento giusto per scoprire (o riscoprire) qualche vecchio film che magari vi era sfuggito nella nuova rubrica RecuperHOME.

Amore fraterno

Il nome dei fratelli McDonagh ha avuto un picco di notorietà dopo il successo di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri. Tuttavia Martin e John Michael, irlandesi d’origine e molto legati alla loro terra (il primo è anche autore di una serie di opere teatrali ambientate tra le isole e i paesini della contea di Galway), avevano già all’attivo diverse commedie, una più nera dell’altra.

Martin McDonagh, il più famoso del duo, ha diretto In Bruges – La coscienza dell’assassino (2008), Sette Psicopatici (2012) e Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017).

John Michael McDonagh è l’autore di The Guard (2011, in italiano, purtroppo, “Un poliziotto da happy hour”), Calvario (2014) e War On Everyone (2016, in italiano “Sbirri senza regole”, a confermare che John Michael è senza dubbio il più sfortunato in fatto di adattamenti).

Entrambi condividono lo stesso gusto per il grottesco e per i generi western e neo-noir. Nelle loro storie, anche la situazione più tragica nasconde un risvolto ferocemente divertente. Come se non bastasse, si producono spesso i film a vicenda. Se non è amore fraterno questo…

Martin McDonagh: sicari, psicopatici e manifesti

In Bruges

Colin Farrell e Brendan Gleeson interpretano due sicari che vengono mandati dal loro capo a Bruges, in Belgio, in attesa di istruzioni per un nuovo incarico. Nonostante l’atmosfera fiabesca della cittadina turistica, il più giovane dei due è tormentato dal suo passato di violenza. Passato che tornerà a reclamare un pegno proprio nella pacifica Bruges. Il film ottenne un Golden Globe e un BAFTA per la migliore sceneggiatura, nonché una nomination agli Oscar nella stessa categoria. Una delle migliori commedie nere di tutti i tempi, e forse a tutt’oggi la pellicola più riuscita di Martin per come è in grado di gestire la comicità più esilarante ed il dramma psicologico più sconfortante.

 

Sette psicopatici

Un cast stellare (dalla vecchia conoscenza Colin Farrell a Woody Harrelson, passando per Christopher Walken e Tom Waits) interpreta i sette psicopatici del titolo. I toni e i personaggi fin troppo sopra le righe lo rendono il progetto meno maturo della filmografia di Martin, finendo per farlo somigliare all’ennesimo tentativo di imitazione di Quentin Tarantino… ma, tra i numerosi imitatori del pulp tarantiniano, Sette Psicopatici riesce ad essere comunque molte spanne sopra gli altri. La vicenda segue uno sceneggiatore in cerca di concentrazione, purtroppo amico di un attore in declino che rapisce cani per sbarcare il lunario. I due finiranno per rapire il cucciolo sbagliato ad un pericoloso gangster.

 

Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Nonostante l’abbuffata di premi che ha vinto o per cui è stato nominato, Tre manifesti si attesta un pelino sotto In Bruges per il fatto di presentarsi fin da subito come un film “da premio”, mentre il suo predecessore risulta ben più onesto e meno ambizioso. Tuttavia, l’ultima pellicola di Martin McDonagh non è certo uno dei tipici drammi da quattro soldi che solitamente attirano l’attenzione delle giurie. Impreziosito dalle interpretazioni magistrali di ogni singolo membro del cast, Tre manifesti è un western crudo, spietato ed esilarante su una madre in cerca di giustizia per la morte brutale della figlia.

 

John Michael McDonagh: poliziotti buoni, poliziotti cattivi e preti

The Guard

Brendan Gleeson, grande amico del duo di registi, interpreta l’agente Boyle, un disilluso cowboy irlandese alla Clint Eastwood de Gli Spietati, ma con più senso dell’umorismo ed una particolare passione per le prostitute. Insieme ad un detective dell’FBI indaga su una pista di traffico internazionale di cocaina. Senza particolari ambizioni se non quella di essere una schiettissima commedia nera, The Guard funziona a meraviglia anche grazie ad un cast di caratteristi che comprende Don Cheadle, Mark Strong e Liam Cunningham.

 

Calvario

Nel confessionale della sua chiesa sulla costa irlandese, Padre James rimane sorpreso quando un cittadino in incognito gli dà una settimana di tempo per fare pace con la sua anima prima di essere ucciso. L’uomo misterioso, infatti, vuole vendicarsi degli abusi subiti da bambino da un altro prete ormai morto. Calvario è senza ombra di dubbio il capolavoro di John Michael McDonagh, che sulle spalle del fidato Brendan Gleeson costruisce un film minimale, livido e, come da prassi nella filmografia dei due fratelli, insospettabilmente divertente.

 

War on Everyone

Terry e Bob sono due poliziotti che corrono sempre sul filo del rasoio della legge. Stanno per essere sospesi a causa di un brutto episodio di aggressione verso un collega quando si imbattono in un grosso caso. Ad oggi si tratta dell’ultimo film di John Michael (la produzione del suo prossimo progetto è stata sospesa a causa della pandemia), il che lascia un po’ di amaro in bocca: nel suo tentativo di essere sempre larger than life, War on Everyone risulta il più fiacco della sua filmografia. Ma, come nel caso di Sette Psicopatici del fratello, anche il punto più basso di John Michael stacca di netto tutta la concorrenza. Nonostante gli alti e i bassi, i film dei fratelli McDonagh riescono sempre a distinguersi.

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Francesco Ramilli

Francesco Ramilli nasce nel 1995 a Cesena. Dopo gli studi al Liceo Classico frequenta il corso di sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia. Dal 2012 al 2018 fa parte del collettivo FRàC grazie al quale pubblica diversi lavori autoprodotti e dal 2015 collabora con il festival Cesena Comics & Stories. Da sempre divora fumetti, libri, film e serie tv. Da grande vuole imparare a scrivere le bio.

By |2020-06-04T10:45:19+00:00Maggio 2020|cinema, recensioni|