What We Do In The Shadows: intervista con (qualche) vampiro

What We Do In The Shadows: intervista con (qualche) vampiro

Cinema chiusi. Nessuna nuova uscita all’orizzonte. Tante serate da passare sul divano di casa. È il momento giusto per scoprire (o riscoprire) qualche vecchio film che magari vi era sfuggito nella nuova rubrica RecuperHOME.

C’era una volta in Nuova Zelanda

Prima del successo commerciale di Thor: Ragnarok, dell’Oscar alla miglior sceneggiatura non originale per Jojo Rabbit e del fresco annuncio di un film nell’universo di Star Wars, Taika Waititi era noto per aver diretto qualche film indipendente, alcuni episodi della serie cult Flight Of The Conchords e per una piccola parte da attore nel disastroso Green Lantern con Ryan Reynolds. L’anello di congiunzione tra la prima e la seconda, fortunata parentesi della sua carriera è What We Do In The Shadows, pellicola del 2014 scritta a fianco di Jemaine Clement. Che, nata quasi per caso, ha generato un vero e proprio universo narrativo.

What We Do In The Shadows

Viago, Vladislav, Petyr, Deacon e l’ultimo arrivato Nick convivono in una grande casa di un tranquillo quartiere suburbano. Una troupe cinematografica li segue ovunque per mostrare la loro vita quotidiana di coinquilini, tra battibecchi per aver lasciato dei cadaveri fuori dal frigo e schermaglie con la banda di lupi mannari rivali. Già, perché Viago, Vladislav, Petyr, Deacon e Nick sono cinque vampiri.

L’idea è tanto semplice e poco costosa (una sorta di mockumentary in stile The Office) che potrebbe realizzarla perfino un gruppo di amici con una videocamera su un’isoletta sperduta come la Nuova Zelanda. E in effetti è andata proprio così, perché Waititi e Clement, prima di espandere la loro intuizione in un film, nel 2005 realizzarono un cortometraggio insieme a qualche amico dell’università.

Spinti dalla curiosità di approfondire la vita quotidiana di questi cinque vampiri alle prese con la vita di tutti i giorni, i due autori realizzarono quasi dieci anni dopo il ben più famoso film, campione d’incassi in Nuova Zelanda e apprezzato pressoché ovunque da pubblico e critica.

What We Do In The Shadows è in grado di sfruttare brillantemente il concept senza mostrare lo scarso budget con cui è stato realizzato. Per quanto si tratti di un film “piccolo”, è zeppo di spunti comici irresistibili, tanto che per inserirli tutti non sarebbe bastato un solo sequel. E infatti, oltre a We’re Wolves (film in lavorazione che seguirà le vicende della gang di lupi mannari), sono già disponibili ben due serie tv.

What We Do In The Shadows, la serie

“Universo narrativo” è una definizione che va piuttosto di moda nel mondo dell’intrattenimento odierno, grazie soprattutto all’enorme affresco di film interconnessi che i Marvel Studios hanno costruito in più di dieci anni di attività. Molti hanno tentato di emularli fallendo nel tentativo. Eppure, senza bisogno di budget a sei cifre, Waititi e Clement sono riusciti a costruire il loro piccolo universo vampiresco inanellando un successo alla volta grazie alla semplice forza di un’idea.

La serie televisiva tratta da What We Do In The Shadows sposta l’ambientazione a Staten Island e mostra la vita notturna di Nadja, Laszlo e Nandor. I tre, in seria difficoltà ad adattarsi al ventunesimo secolo, sono serviti dal famiglio Guillermo e condividono l’appartamento con Colin Robinson. Colin non vive di notte e non può trasformarsi in pipistrello: è un vampiro energetico che succhia la forza vitale delle sue vittime con lunghe dissertazioni sulla sua salute intestinale.

Quella che a prima vista può sembrare una pigra copia carbone dell’originale è in realtà l’ennesima ottima scusa per ridere convulsamente sulla scia delle geniali intuizioni di Waititi e Clement (qui in veste di produttori): non viene perso un grammo di comicità del film nella trasposizione americana, come invece spesso succede ad altre produzioni meno fortunate. Al momento esistono due stagioni della serie, la prima conclusa e la seconda ancora in corso. Inutile dirlo, speriamo che arrivi presto anche una terza.

Wellington Paranormal

Tornando dall’America alla Nuova Zelanda, Waititi e Clement creano una serie poliziesca ambientata nella natìa Wellington. Forse per la caratteristica calma tipica dei neozelandesi, gli agenti Minogue e O’Leary della sezione paranormale tendono a non perdere la calma di fronte a nulla. Nemmeno quando i casi li portano sulle tracce di qualche demone, lupo mannaro o alieno.

Pur di dimensioni ancora più modeste, Wellington Paranormal conferma per l’ennesima volta (nel caso ce ne fosse bisogno) le innumerevoli possibilità di sfruttamento della semplice idea che ebbero i due autori realizzando quel primo, modesto cortometraggio. Senza perdere un briciolo della loro originalità, altri film e show ambientati nel mondo di What We Do In The Shadows potrebbero trasformarlo in un franchise immortale.

Proprio come i suoi longevi, mostruosi protagonisti.

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Francesco Ramilli

Francesco Ramilli nasce nel 1995 a Cesena. Dopo gli studi al Liceo Classico frequenta il corso di sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia. Dal 2012 al 2018 fa parte del collettivo FRàC grazie al quale pubblica diversi lavori autoprodotti e dal 2015 collabora con il festival Cesena Comics & Stories. Da sempre divora fumetti, libri, film e serie tv. Da grande vuole imparare a scrivere le bio.

By |2020-06-03T15:55:40+00:00Maggio 2020|cinema, recensioni|