“Trasformazioni domestiche” — LOOK OUT THE WINDOW di Yuki Onodera

“Trasformazioni domestiche” — LOOK OUT THE WINDOW di Yuki Onodera

In questa nostra reclusione obbligata siamo costretti a riconsiderare le nostre vite in funzione delle mura domestiche. Siamo spesso portati a vedere l’esterno, fuori dalle nostre finestre, con bramosia e rinnovata curiosità, sentendoci forse stretti e soffocati da quello che prima era calore casalingo. Con questi pensieri a mente, arriviamo al lavoro di Yuki Onodera.

Fotografa giapponese divisa fra l’Asia e la Francia, sperimenta con la materialità del processo fotografico e, di conseguenza, apre una riflessione sui fondamentali pilastri su cui poggia quest’arte: la luce e la vista. Rinchiusa in camera oscura, sviluppa manualmente grandi negativi che ritraggono case della capitale giapponese, immergendole nel nero più totale, astraendole dal loro contesto. Un’astrazione che dal nero si fa luce con la contraria sovraesposizione dell’interno di queste dimore, lavoro certosino che restituisce sicuramente un minimalismo molto giapponese.

Le case che fotografa Onodera non sono tuttavia scelte casualmente: l’occhio giapponese noterà sicuramente che ad accomunarle sono stili architettonici occidentali, in voga tra le costruzioni asiatiche moderne. Case e stili che si susseguono col cambiare del gusto e della moda, effimere per natura e destinate a essere distrutte. Case delle bambole per adulti, da dimenticare e sostituire.

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Detto questo, lo stile con cui Onodera elabora queste immagini è lontano dal romantico e accogliente ed è qui che mi ricollego ai pensieri d’inizio testo. Queste abitazioni sono tutt’altro che fari di speranza e calore domestico nella nebbia, diventano spettrali e inquietanti. Case “alla moda” che vengono trasformate in cubi fosforescenti e sfocati, tramite l’utilizzo di un linguaggio che nella serialità tenderebbe all’analitico, ma che viene tanto rielaborato nella pratica creativa da rendere esplicita la chiave di lettura dell’artista.

Quanto può risultare inquietante il simbolo dell’intimità familiare? Qui poggia l’aspetto più interessante del lavoro, che non ha neanche bisogno di varcare la soglia di un’abitazione per funzionare, né tanto meno di messe in scena narrative e didascaliche. Con meri ritratti minimali in esterno Onodera riesce a parlare di Occidentalizzazione nella trasformazione perturbante del domestico.

Pier Paolo Zimmermann

Nasce a Parigi nel 1997. Dopo essersi diplomato al Liceo Classico di Cesena, frequenta il corso di Cinematografia tenuto dall’associazione bolognese Rosencrantz & Guildenstern. Ad oggi, amante del masochismo, si giostra tra la triennale di Antropologia dell’Alma Mater Studiorum di Bologna e il corso biennale di Fotografia tenuto da Spazio Labò. Dal 2008 collabora in diverse produzioni teatrali con la Socìetas Raffaello Sanzio.

By |2020-04-27T17:20:20+00:00Aprile 2020|recensioni, spettacoli|