L’Uomo Invisibile, la recensione

L’Uomo Invisibile, la recensione

Nel 2017 floppa il film de La Mummia con Tom Cruise, e con esso si disintegrano tutti i piani della Universal di creare un universo cinematografico condiviso basato sui Classic Monsters. Le pre-produzioni erano già in corso, con numerose star collegate ai progetti (tra le altre, Angelina Jolie, Javier Bardem, Johnny Depp), ma poi qualche mente illuminata nei piani alti dello Studio deve essersi resa conto del fondamentale errore: imitare e rincorrere la Marvel è impossibile. Nel tentativo ha fallito perfino la DC Comics, che gioca la stessa partita a suon di cinecomics multimilionari.

La nuova strada da percorrere individuata dalla Universal è quella di realizzare film standalone e diretti da autori con le idee chiare. Ma non basta: per evitare il flop commerciale occorre il talento rivoluzionario di Jason Blum e della sua Blumhouse. Il “metodo Blum” è semplice: realizzare film dai budget minuscoli per poi raccogliere il massimo degli incassi. Grazie a questa idea semplicissima, è già riuscito a sfornare successi come Get Out: è quindi l’uomo giusto per infondere nuova vita ai Mostri Universal. Tutto ricomincia da L’Uomo Invisibile.

Cecilia, dopo essere riuscita a fuggire dalla casa in cui viveva col violento fidanzato, il ricco scienziato Adrian Griffin, viene a scoprire che l’uomo si è suicidato. Ma presto comincia a sospettare che Adrian non sia affatto morto, e che anzi abbia trovato un modo per tormentarla senza essere visto.

Leigh Whannell, regista e sceneggiatore australiano a cui è affidato L’Uomo Invisibile, dimostra di aver svolto uno studio munuzioso a monte del progetto e di essersi posto la domanda giusta: perché ciò che non vediamo, ciò che non c’è, è capace di terrorizzarci?

Con la maestria di un artigiano Whannell estrae tutti i suoi assi nella manica. Il lavoro sul sound design, tra fruscii e assi scricchiolanti, è solo il più evidente e scontato. È a livello visivo che il regista riesce a suggerire l’invisibile, con inquadrature ampie dove lo spazio vuoto ha un peso che sembra schiacciare la protagonista.

Anche sul piano narrativo l’autore è sempre in grado di reinventare la storia, anche quando essa sembra aver esaurito tutto il suo potenziale. La soffocante lotta di Cecilia contro una violenta presenza del suo passato che non vuole lasciarla attualizza senza banalità una storia senza tempo come quella concepita da H.G. Wells. E lascia ben sperare sulle sorti degli altri Mostri Universal: potranno essere svecchiati, radicalmente modificati o rielaborati, ma finché saranno sotto il controllo della premiata ditta Blumhouse saranno in una botte di ferro.

Francesco Ramilli

Francesco Ramilli nasce nel 1995 a Cesena. Dopo gli studi al Liceo Classico frequenta il corso di sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia. Dal 2012 al 2018 fa parte del collettivo FRàC grazie al quale pubblica diversi lavori autoprodotti e dal 2015 collabora con il festival Cesena Comics & Stories. Da sempre divora fumetti, libri, film e serie tv. Da grande vuole imparare a scrivere le bio.

By |2020-04-01T15:36:53+02:00Marzo 2020|cinema, recensioni|