La poeticità di una gabbia — TOKYO COMPRESSION di Michael Wolf

La poeticità di una gabbia — TOKYO COMPRESSION di Michael Wolf

I più appassionati di fotografia conosceranno probabilmente il nome di Michael Wolf, celebre fotografo tedesco scomparso recentemente. Della sua produzione si ricordano i bellissimi “tessuti” architettonici che realizza tra Hong Kong e Chicago, ma è a Tokyo che decide di mutare il suo sguardo, rendendolo molto più microscopico. Qui realizza questa incredibile serie di ritratti rubati nella metropolitana della capitale giapponese, che dipingono visi e dettagli di passeggeri intrappolati in un caos obbligato.

L’obbligo penso sia una delle caratteristiche più interessanti dell’opera: Wolf sceglie una location incredibilmente funzionale e intelligente, che imprigiona i soggetti all’interno dell’inquadratura poiché già imprigionati nel loro tragitto quotidiano. Alcuni tentano, inutilmente, di sottrarsi allo sguardo del fotografo, altri affrontano lo stress mondano ritirandosi in se stessi, spesso con la meditazione (le mani nel classico gesto dell’Om). Da una parte c’è disagio, vergogna, dall’altra un grandissimo senso di intimità. Sono costretti ad essere ritratti e oggettificati, con un vetro appannato dalla condensa dei respiri come unico filtro tra loro e il fotografo/spettatore.

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Quella di Michael Wolf è quindi una documentazione violenta ma intima della drammaticità dell’inferno urbano.

Egli non ha tatto né vergogna (ma in fondo neanche noi, che guardandoli siamo altrettanto colpevoli) tuttavia è proprio questo che riesce a restituire la potenza dei soggetti e della situazione.

Una volta esposte, ci troviamo di fronte a una numerosa e disorientante serie di immagini che dà vita a un lungo vagone immobile. I suoi passeggeri sono costretti a essere guardati in pose innaturali e teatrali, ridicole e drammatiche, vergognose e intime. Una gabbia che è difficile non ammirare nella sua toccante poeticità.

 

Pier Paolo Zimmermann

Nasce a Parigi nel 1997. Dopo essersi diplomato al Liceo Classico di Cesena, frequenta il corso di Cinematografia tenuto dall’associazione bolognese Rosencrantz & Guildenstern. Ad oggi, amante del masochismo, si giostra tra la triennale di Antropologia dell’Alma Mater Studiorum di Bologna e il corso biennale di Fotografia tenuto da Spazio Labò. Dal 2008 collabora in diverse produzioni teatrali con la Socìetas Raffaello Sanzio.

By |2020-03-30T16:51:31+00:00Marzo 2020|recensioni, spettacoli|