In cima al faro: The Lighthouse, la recensione

In cima al faro: The Lighthouse, la recensione

Nel 2015 esce The Witch, e consacra da subito un nuovo maestro del cinema: Robert Eggers.

Il film è un horror come tanti se ne sono già visti: la storia, ambientata nel New England del ‘600, vede come protagonista una famiglia di coloni che deve affrontare la minaccia di una strega che infesta i boschi circostanti. Quello che però distingue The Witch da tutto ciò che lo ha preceduto è l’atmosfera maniacalmente ricostruita da Eggers. La fotografia non usa luci artificiali in favore di un’illuminazione naturale, i costumi e le scenografie sono confezionati con materiali e tecniche in uso nel ‘600, e perfino la sceneggiatura è basata su veri resoconti di processi alle streghe di quel periodo. Più che un horror, sembra che qualcuno abbia impresso su pellicola un dettagliatissimo studio di usanze e folklore di quei tempi.

The Lighthouse nasce da una simile ricerca. Basato su una leggenda gallese che si mescola a fatti realmente accaduti, racconta l’inquietante discesa nella follia di due guardiani di un faro, separati dalla terraferma da oceani e tempeste e confinati su un’isola in compagnia solo di qualche gabbiano guercio. Ma forse potrebbe esserci qualcos’altro, insieme a loro: che cosa si nasconde in cima al faro?

Se con The Witch il regista aveva messo in scena un film storico, nella sua seconda opera si irpira ai film di fantasmi degli anni ’30. Affianca due attori, un Willem Dafoe vecchio e storpio ed un Robert Pattinson giovane e dal passato tormentato, li rinchiude in un vero faro abbandonato e li spinge al limite, riprendendo il tutto su pellicola 35 mm in bianco e nero.

Sul piano narrativo, invece, imbastisce una storia che riecheggia un racconto incompiuto di Edgar Allan Poe ed il più recente film franco-spagnolo Cold Skin, ma che più di tutto guarda alla mitologia greca. E non solo per la presenza (o assenza?) di una sirena che nuota nelle acque scure alla base del faro: The Lighthouse racconta della prometeica lotta di un uomo che sfida un dio in un mondo governato dalle sue regole. La salita in cima al faro si trasforma quindi in un’ascesa verso la conoscenza che, però, ha sempre il suo caro prezzo.

Il film è caratterizzato da una vicenda ripetitiva e poco strutturata ed appesantito da un ritmo estenuante. Ed è proprio questo il suo bello. Eggers, come per The Witch, non scende a compromessi: o lo spettatore apprezza il suo stile unico o è meglio che passi ad altro. Non c’è traccia di snobismo nel suo atteggiamento, solo una ricerca maniacale dell’atmosfera che si mette completamente al servizio della storia. The Witch era sorprendente per gli standard dell’horror, The Lighthouse riesce ad essere sorprendente perfino rispetto al suo predecessore.

Francesco Ramilli

Francesco Ramilli nasce nel 1995 a Cesena. Dopo gli studi al Liceo Classico frequenta il corso di sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia. Dal 2012 al 2018 fa parte del collettivo FRàC grazie al quale pubblica diversi lavori autoprodotti e dal 2015 collabora con il festival Cesena Comics & Stories. Da sempre divora fumetti, libri, film e serie tv. Da grande vuole imparare a scrivere le bio.

By |2020-01-15T16:16:59+01:00Gennaio 2020|cinema, recensioni|