diMOSTRAmelo! Il sessantotto dall’Università al mondo

diMOSTRAmelo! Il sessantotto dall’Università al mondo

Per celebrare il cinquantesimo anno dalla rivolta studentesca partita dalla California e diffusasi a macchia d’olio in tutto il mondo, la mostra “Je ne veux pas mourir idiot! Il sessantotto dall’Università al mondo” propone un percorso espositivo che inquadra i momenti salienti delle iconiche proteste giovanili che sovvertirono le istituzioni, le leggi morali e la società della seconda metà del Novecento.

Organizzata dal Sistema Museale di Ateneo con la collaborazione del Dipartimento di Storia Culture Civiltà e con l’Archivio Storico dell’Università di Bologna presso il Museo Europeo degli Studenti – MEUS (sito in Via Zamboni, 33), la mostra offre la possibilità, articolandosi in tre sale, di entrare nel vivo della storia.

Il prezzo del biglietto intero per l’ingresso è di 5 €, mentre è gratuito per gli studenti dell’Ateneo, considerati i veri destinatari dell’iniziativa, al fine di guidarli verso la comprensione degli anni di fuoco che ribaltarono completamente il sistema universitario. La stessa mostra, curata dagli studenti del Master in Giornalismo Storico, incita ragazzi a prender nuovamente coscienza del contesto socio-culturale in cui vivono e si evolvono. Infatti, senza affrontare una premessa storica sugli eventi passati non risulterebbe possibile affrontare alcuna riflessione sul presente.

Il percorso si apre con una serie di pannellature grafiche affisse al soffitto, intorno le pareti e su supporti verticali che illustrano i messaggi e le immagini manifesto del movimento sessantottino creando in senso di inclusività che facilita la comprensione e l’immedesimazione nell’atmosfera intellettuale del tempo. Gli eventi cardine, che accesero tali ideali rivoluzionari, sono descritti in maniera breve e concisa (in italiano e in inglese) attraverso quattro schermi interattivi.  Al centro della sala, poi, è proposta la visione di un filmato che riporta una delle pagine più discusse della contestazione in Italia, ovvero la rappresaglia di Valle Giulia del 1° marzo 1968 che vide coinvolti gli studenti universitari della Facoltà di Architettura, intenti ad occupare la sede, e la polizia che tentava di reprimere la rivolta.

L’evento, dal grande impatto mediatico, da una parte fu supportato da un’ampia fetta dell’opinione pubblica, ma dall’altra scatenò l’indignazione di molti degli intellettuali attivi in campo politico. Il caso riportato dal documentario fa riferimento all’intervento dell’amato e odiato Pier Paolo Pasolini, portavoce della sfera erudita italiana, sempre pronto a commentare i fatti di cronaca. Nella contestazione di Valle Giulia, lo scrittore espresse il suo parere nella famosa poesia dal titolo Il PCI ai giovani, utilizzando toni duri e dissacranti. Si accanì contro gli studenti universitari che, con le “facce di figli di papà”, portarono avanti una battaglia contro i “figli dei poveri”, riferendosi ai poliziotti. Per Pasolini, l’atto di violenza borghese andava contro la loro stessa coscienza di classe facendo riflettere sull’ipocrisia e l’imbruttimento di una generazione totalmente confusa e disorientata, incapace di realizzare alcun tipo di rivoluzione.

Proseguendo nella seconda sala, alcune riviste pubblicate dalle testate appartenenti al neomovimento femminista sono contenute in una teca, ponendosi da preludio alla visione di un secondo filmato composto da interviste e dichiarazioni di donne attiviste, in modo da creare una sorta di filo conduttore dal principio della contestazione fino alle conquiste rivoluzionarie, che oggi ci appaiono addirittura scontate.

Una parte della terza e ultima sala, introduce all’analisi di una terza minoranza, quella afroamericana, coalizzatasi nel Black Movement. Attraverso la visione di un ultimo contenuto video, della durata di circa dieci minuti trasmesso a ciclo continuo tramite uno schermo pendente, è mostrata la testimonianza del celebre pugile statunitense Muhammad Ali. Dopo una panoramica generale sul contesto di emarginazione vissuto dalla minoranza afroamericana dell’epoca, viene focalizzata l’attenzione sul contributo del giovanissimo atleta. Infatti, il suo stretto rapporto con Malcom X, leader nella lotta per i diritti umani degli afroamericani, gli permette di maturare la consapevolezza dell’importanza della diffusione del messaggio di integrazione razziale che lo resero l’uomo simbolo del Potere Nero, grazie soprattutto al suo ruolo di eccellenza sportiva.

Il percorso di visita impiega mediamente trenta minuti per essere completato e il sabato e la domenica, dalle 16:00 in poi, può avvalersi dell’apporto della visita guidata fornita dagli studenti tirocinanti dell’Università di Bologna. Nonostante la piccola sezione dedicata all’interno del Museo Europeo degli Studenti, i contenuti della mostra cercano di arrivare subito al centro del dibattito sulle minoranze e sui movimenti chiave del ’68, senza sfociale in inutili cliché.

Unico difetto dell’esposizione è l’interferenza audio tra il filmato della prima sala e quello della seguente poiché, essendo proiettati in stanze contigue, è inevitabile l’accavallamento sonoro. In parte, il problema viene arginato con l’utilizzo di sottotitoli che permettono ugualmente la comprensione.

Nel complesso mi sento di poter dire che la visita è stata discretamente soddisfacente sia per riuscire a integrare conoscenze pregresse sia per richiamare all’attenzione una pagina della storia che molto spesso non riceve la giusta importanza.

Intanto, per visitare la mostra si ha tempo fino al 19 Maggio. Siate rivoluzionari, non perdetela!

Laureata in Beni Culturali e specializzata in Archeologia e Culture del Mondo Antico, ho da sempre coltivato la passione per la tradizione classica in tutte le sue sfaccettature. Mi reputo una visitatrice seriale di musei, mostre ed eventi culturali di ogni tipo in modo da ricercare, anche nella contemporaneità, un confronto con il passato.

By |2019-04-19T10:42:43+00:00Aprile 2019|recensioni, spettacoli|