Verrà Un Giorno: l’animazione per adulti in Italia

Verrà Un Giorno: l’animazione per adulti in Italia

Verrà Un Giorno è un progetto inedito nel panorama nostrano: si è affacciato sul web con un episodio pilota che vuole sensibilizzare le produzioni ed il pubblico sulla validità dell’animazione per adulti realizzata in Italia. Abbiamo avuto il piacere di parlarne con i creatori.

Cosa significa per voi fare animazione per adulti in Italia?

È bene specificare “per adulti”, quando si parla di animazione italiana, in quanto l’ambito, a livello nazionale, è tutt’altro che privo di esperienze virtuose, o comunque di successo e in continua produzione. La realtà italiana “media” concepisce ancora l’animazione come un prodotto principalmente rivolto all’infanzia, con contenuti di intrattenimento o educativi. Nonostante maestri quali Bozzetto, esperienze “all’adolescente” come il successo internazionale delle Winx, e lungometraggi apprezzati come La Gabbianella e il Gatto o il recentissimo Gatta Cenerentola (di MAD, sede Napoli, che sfidando le grandi e più “classiche” sedi di Milano Roma e Torino sta apportando una piccola rivoluzione nell’animazione italiana), nell’immaginario italiano, l’animazione si fa per bambini. Questo, ovviamente, e molto “all’italiana”, all’interno di un ovvio paradosso: il pubblico “under 35” (chiamiamolo così per comodità) consuma moltissima animazione per adulti, proveniente principalmente dagli Stati Uniti o dall’estremo oriente. Anche senza scomodare il fenomeno Netflix, sul quale l’animazione per adulti sta a dir poco spopolando, basti pensare al pubblico dei millenials cresciuto, attraverso la tv, con nomi del calibro dei Simpson, Futurama, South Park, Griffin, per non scomodare l’intera produzione giapponese. L’urgenza del progetto di Verrà Un Giorno nasce un po’ da questa esperienza: l’aver vissuto sulla propria pelle l’energia (e perché no, l’educazione) fornitaci da una serialità animata ben costruita, ma rivolta ad un contesto esterno, non nostrano. L’Italia ha forse da invidiare qualcosa a qualche nazione, se si pensa ad i suoi aspetti “satirizzabili”? Non sarebbe allora meglio godersi un Andreotti robot che conquista Roma, un Aranzulla contro Musk, piuttosto che guardare Trump che perde la parrucca?

Per quale motivo avete scelto la satira politica?

La satira è “politica” nella misura in cui prende in giro, rende grottesca, la realtà, che anche dalla politica è plasmata.
Ma non c’è solo satira politica nella serie. Tutti i soggetti della prima stagione sono già stati scritti, e possiamo assicurarvi anche il giusto apporto di alieni, battaglie epiche, terroristi, videogiochi, droghe, sparatorie e Wikipedia. Purtroppo pochissimo sesso, perché scriviamo solo di argomenti che conosciamo bene.

La squadra è molto variegata: tra i concept artists c’è chi proviene dal mondo del fumetto, chi da quello della grafica, alla supervisione delle musiche Kaboom Studio e all’animazione Delicatessen Video. Come avete assemblato il gruppo di lavoro?

La raccolta del gruppo di lavoro è una storia che meriterebbe una serie animata a parte, ma purtroppo già ci mancano i fondi per quella principale. Inizialmente concependo Verrà Un Giorno come un “universo aperto”, sul web, nel quale diversi artisti avrebbero potuto inserire contenuti di diversa forma e linguaggio, l’iniziale team (ora gli attuali tre sceneggiatori) ha poi “deviato” bruscamente verso un solo linguaggio, con l’intenzione di raccontare una serie di storie che ben si adattavano al format dell’animazione seriale. C’era però un dettaglio da non sottovalutare: nessuno dei componenti del team iniziale era minimamente in grado di maneggiare una penna o una matita (almeno due su tre non hanno mai compilato un test che non fosse su macchina da scrivere, per grande gioia dei compagni di classe). Così, abbiamo disegnato uno stickman orribile, aggiunto una vignetta che diceva più o meno “Aiutatemi, sono un ottimo personaggio, ho solo bisogno di un disegnatore”, lo abbiamo fotocopiato clandestinamente che neanche “Il Beneficio di Cristo”, e lo abbiamo sparso principalmente per le città di Bologna e, in minor parte, Milano. Da lì, abbiamo cercato e ci hanno contattato alcuni disegnatori e fumettisti che ora fanno parte del team: Pablo Cammello, già autore di Tumorama, Marta Baroni, che ha pubblicato lo scorso anno il suo secondo libro con BAO, e Gerardo d’Ambrosio e Federica Bellomi, del collettivo Doner, da Bologna, ora in giro per il mondo. Lo Studio Delicatessen di Reggio Emilia ci ha poi aiutato nella nostra prima fatica animata, e Kaboom Studio ha ultimato l’opera dandogli voce e suoni.

Quanto è durata la lavorazione dell’episodio pilota?

Come ogni “prima esperienza” abbiamo ovviamente vissuto tutti i ritardi legati ai processi “per prove ed errori”; ma mai cosa ci fu più utile. Abbiamo sperimentato diverse tecniche, approcci, organizzazioni di gruppo, lavori individuali, coinvolto professionisti e lavorato amatorialmente nelle mansarde. In tutto, la realizzazione dell’esperimento-pilota ha preso circa 7/8 mesi, per circa dieci minuti di animazione. Tanto, eh? Contate comunque che i team che lavorano ai lungometraggi di animazione sono spesso immensi (provate a contare il numero dei clean-up artist in un lungometraggio se ci riuscite, e immaginate che il nostro team ne conta una), e che l’animazione in sè è un processo inverosimilmente lungo e ripetitivo. Nonché costoso! In Italia si parla circa di 1.000€ al minuto, ma sulle grandi produzioni americane non è difficile, per tutta la filiera, raggiungere costi di cinquanta, fino a picchi di centomila dollari al minuto! Ora siamo più snelli, veloci ed abili nella produzione, ma non siamo ovviamente una casa di produzione.

Siete già al lavoro sugli altri episodi?

Il soggetto di serie, ovvero il documento che racchiude in sé i soggetti, le idee e gli sviluppi della prima stagione, è già tutto scritto.
Indovinate cosa manca? Se avete pensato al talento, forse. Ma soprattutto manca un produttore (o una cordata di produttori) che supporti il progetto e gli permetta di realizzare almeno questa prima stagione, per sondare il terreno, ricevere un vero responso del pubblico che non sia quello che possiamo ricevere a raggiungere da soli con un progetto semi-autoprodotto come è stato per il pilota. Non stiamo fermi comunque! Cercheremo di realizzare qualche piccolo clip animato per mantenere vivo l’interesse del pubblico e del team stesso verso il progetto: se seguite Facebook ed Instagram di Verrà Un Giorno, allora già sapete.

Quali sono gli obiettivi futuri del vostro progetto? Pensate che faccia più per lui la messa in onda in televisione, sulle sempre più importanti piattaforme streaming o preferite affidarvi ai canali social?

L’idea comunque non è quella di fare animazione “leggera”, da web, con contenuti costanti, settimanali ad esempio: l’obiettivo è sensibilizzare PER DAVVERO le grandi produzioni italiane (che siano locali o semi-estere, come le produzioni italiane Netflix) allo sviluppo di grandi produzioni animazione locali, ambientate e prodotte nel Bel Paese. I social e i web sono già ricchi di animatori di talento, ai quali guardiamo con rispetto. Ma la nostra strada vorrebbe essere un’altra. Sulla distribuzione: non ci precludiamo nulla, ma spesso sono i canali di distribuzione stessa a precluderci loro una visita. Mamma RAI fatica ancora col politicamente scorretto, specie se animato, e la grande Mediaset ha appena affrontato con scarso successo (per usare eufemismi) la disastrosa messa in onda di ADRIAN, LA SERIE EVENTO, scoprendo a sue spese che affidare ad un solo over 60 la gestione di un prodotto gggiovane poteva non essere la migliore delle idee. Glielo avremmo spiegato anche gratis, ma vabbè. Speriamo questo non mini ulteriormente l’uscita di altre esperienze animate, ponendo un’ulteriore croce su un ambiente già poco stimato. In assenza di altri distributori, nonno Web rimane il nostro migliore amico.

Francesco Ramilli

Francesco Ramilli nasce nel 1995 a Cesena. Dopo gli studi al Liceo Classico frequenta il corso di sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia. Dal 2012 al 2018 fa parte del collettivo FRàC grazie al quale pubblica diversi lavori autoprodotti e dal 2015 collabora con il festival Cesena Comics & Stories. Da sempre divora fumetti, libri, film e serie tv. Da grande vuole imparare a scrivere le bio.

By |2019-04-05T09:48:38+02:00Aprile 2019|cinema, interviste|