Intervista a Niccolò Gentili

Intervista a Niccolò Gentili

Now We Rise ha avuto l’occasione di intervistare Niccolò Gentili, giovane regista del corto “Non è una bufala”.

Com’è nato “Non è Una Bufala”?

Io e Ignacio Paurici stavamo cercando, con molta tranquillità, un progetto da fare insieme. Avevamo varie idee in testa ma nessuna ci aveva preso fino in fondo. Poi un giorno è successo che la storia ha scelto noi: stavamo andando in macchina a Napoli, ero nel posto del passeggero, avevo il telefono in mano e leggo una notizia pazzesca relativa al Darwin Award, il premio dato alle morti più stupide: un terrorista aveva spedito un pacco bomba, che poi gli era tornato indietro provocandogli la morte. Subito abbiamo pensato si potesse creare qualcosa da questa notizia. Successivamente abbiamo sviluppato questa idea base ispirandoci alle posizioni dei cosiddetti nostalgici che intervengono spesso al programma radiofonico La Zanzara: se invece di un terrorista fosse un nostalgico fascista?

Così, unendo le due storie, nascono personaggio e trama: un nostalgico paranoico che si informa su Internet, teme che il terrorismo islamico sia sul punto di attaccare l’Italia si chiude in casa e decide di preparare da solo la rivoluzione inviando un pacco bomba all’Ambasciata dell’Arabia Saudita, secondo lui colpevole di finanziare il terrorismo.

Quali persone hanno collaborato al progetto?

Abbiamo reso questa storia in forma comica grottesca con Daniele Ciprì (il Primo Re) che ha curato la fotografia, Nicola Piovani (la Vita è Bella) che ha curato le musiche, Andrea Maguolo (lo Chiamavano Jeeg Robot) al montaggio e Pier Giorgio Bellocchio, figlio di Marco Bellocchio, come protagonista.

Per quanto riguarda il finanziamento a chi vi siete rivolti?

Il nostro film è stato prodotto dalla Lotus Production che ha creduto nel progetto, insieme a una coproduzione di me ed Ignacio Paurici.

Com’è stato distribuito il film?

In Francia, in Belgio c’è molta più vita per i corti. In Italia i corti scelgono prevalentemente la strada dei festival, così da essere poi visti e comprati da veri enti come Rai o Studio Universal, i quali li possono mandarli in onda sulle proprie reti o proiettarli all’inizio o alla fine di un film al cinema.

In generale un cortometraggio serve a un autore per farsi conoscere, per andare poi da un produttore con qualcosa in mano per realizzare un progetto più grande, magari un lungometraggio.

Cos’è per te il cinema?

Non vorrei risultare banale ma il cinema mi fa stare bene, indipendentemente dal successo o meno delle cose che faccio. Mi piace conoscere più cose possibili di un film, leggo le dichiarazioni, studio la vita e la carriera di un regista (ora per esempio sto studiando Billy Wilder).

Un consiglio che posso dare è quello di guardare, quando è possibile, un film accompagnato dal commento del regista: è importantissimo per capire come e perché è stato creato quel prodotto artistico.

Un consiglio ai giovani artisti?

Leggere e studiare molto, ma soprattutto avere tanto coraggio e crearsi da soli le occasioni.

Studentessa di cinema al Dams di Bologna con una sana passione per la trashtv e un amore grande per il cinema italiano.
Faccio cose, vedo gente, scrivo recensioni.

By |2019-03-22T08:36:20+01:00Marzo 2019|cinema, interviste|